FAQ
- Che cos’è l’assenzio?
- E’ vero che l’absinthe è allucinogeno?
- Cos’è il tujone? È vero che è una droga?
- Il mio absinthe non è verde: mi hanno bidonato?
- L’absinthe che compro oggi è diverso da quello dell’800?
- Come faccio a capire se il mio absinthe è di qualità?
- I pastis sono absinthe senza artemisia absinthum?
- Posso farmi l’absinthe in casa?
- E' corretto preparare l’assenzio flambée?
- E' giusto usare l’absinthe nei cocktail?
- L’assenzio è legale?
- Come viene prodotto un assenzio?
- Se bevo assenzio mi farà male?
- Quanti gradi fa un assenzio?
- Perché l’assenzio fu messo al bando?
- Che sapore ha l’assenzio?
- Il mio assenzio sa di sambuca…
- Qual è la differenza tra un assenzio e un pastis?
- Dove posso acquistare un buon assenzio?
- Quali sono i migliori assenzi?
- Quali erano le marche più bevute nell’800?
- L’assenzio era bevuto con il laudano?
- Altre domande.
Che cos’è l’assenzio? - Per assenzio si intende la pianta scientificamente chiamata artemisia absinthum. È un arbusto piuttosto comune, specialmente nelle zone alpine caratterizzato da un color verde argentato con riflessi bluastri. Il suo sapore è estremamente amaro. In erboristeria viene utilizzato per lenire i dolori mestruali, per problemi dell’apparato digerente e per combattere l’acne. Il suo utilizzo è conosciuto fin dall’antichità. Sempre con il termine assenzio in Italia ci si riferisce a quello che più correttamente viene nominato “absinthe”, un liquore distillato preparato con l’utilizzo di diverse erbe, semi, radici tra cui l’artemisia absinthum, i semi di anice verde, i semi di finocchio, melissa, coriandolo, issopo. <<top>>
E’ vero che l’absinthe è allucinogeno? - Assolutamente no. L’absinthe in quanto tale non è allucinogeno. Questo non significa che possa essere bevuto tranquillamente: è pur sempre un superalcolico da bersi con moderazione. <<top>>
Cos’è il tujone? È vero che è una droga? - Il tujone è un terpene contenuto in diverse piante tra cui, in quantità differenti, in tutte le artemisie (tra cui anche l’artemisia glacialis ovvero il genepì), le salvie (inclusa la salvia officinalis comunemente utilizzata in cucina) che si attiva a gradazioni alcoliche superiori i 40°. Questo non significa che al di sotto di questa gradazione non sia presente tujone in alcolici che prevedono l’utilizzo di queste piante. Si possono trovare tranquillamente quantità o anche solo tracce di tujone nei genepì, nei vermuth, nei liquori di salvia, negli amari … L’absinthe contiene in generale una discreta quantità di tujone rispetto la maggioranza degli altri alcolici perché prevede l’utilizzo di una buona quantità di artemisia absinthum, artemisia pontica e talvolta di artemisia glacialis. In passato, come ai nostri giorni, era raro trovare absinthe con quantitativi superiori i 25-30mg/kg di tujone. Questo perché, se distillato seguendo le migliori ricette e con i giusti metodi di distillazione buona parte del tujone viene scartato con la testa del distillato. È assolutamente falso che gli absinthe del XIX secolo avessero quantità di tujone esageratamente superiori a quelle degli absinthe dei nostri giorni. È tuttavia possibile che alcuni prodotti di scarsa qualità avessero elevate quantità di tujone proprio a causa dello scarso metodo di produzione. Il tujone non è di per sé una droga, non almeno nelle quantità che troviamo negli absinthe. Esiste una normativa europea che limita a 35mg/kg il tujone negli alcolici amari e a 10mg/kg nei liquori. L’absinthe può benissimo contenere per legge fino a 35mg/kg (limite peraltro raramente superabile negli absinthe di qualità di qualsiasi epoca). È peraltro vero che il tujone ha una struttura chimica del tutto simile alla THC della cannabis e questa similitudine in passato a fatto pensare che fosse proprio il tujone il responsabile della follia, delle allucinazioni e del delirium tremens tipico dei grandi bevitori di absinthe. In realtà gli esami vennero condotti esclusivamente su topolini di laboratorio o su malati terminali di absinthismo e mi sembra del tutto scontato far notar che qualsiasi esame condotto fosse del tutto irrilevante. Studi più recenti smentirono le ricerche condotte in passato (le ricerche volute dal governo francese, lo stesso governo che cercava in tutti i modi di metter fine al diffuso problema dell’alcolismo in tutti i ceti sociali) rilevando che un topolino di laboratorio ha effetti di delirium tremens solo con la somministrazione di 10mg di tujone per un uso prolungato. È evidente che, date le differenze fisiche tra un topolino di laboratorio e un essere umano le dosi necessarie ad una persona devono essere superiori. Sapendo che i migliori absinthe di tutti i tempi avessero al massimo 20-25mg/kg di tujone, quel topolino avrebbe dovuto bere almeno mezzo litro di absinthe al giorno per avere effetti derivati dal tujone. È scontato far notare che l’alcool avrebbe causato seri danni molto prima del tujone. La vera droga dell’absinthe è l’alcool ed è noto che un intossicazione da alcool causa allucinazioni, delirium tremens e tutti gli altri effetti notati nei malati di absinthismo. L’absinthismo altro non era quindi che un grave problema di alcolismo. Le vittime dell’absinthe furono in realtà vittime dell’alcool e degli additivi chimici presenti nei prodotti da pochi soldi che purtroppo venivano bevuti specialmente dai ceti più poveri. Chiunque vi dica di aver avuto allucinazioni o aver visto la fata verde dopo un paio di bicchieri di absinthe vi sta semplicemente prendendo in giro. L’absinthe non è più pericoloso di qualsiasi altro superalcolico, ma come tale non bisogna abusarne. Per ulteriori informazioni riguardo il tujone vedere la sezione relativa. Diffidate di chiunque vi venda l’assenzio parlandovi di contenuto di tujone. <<top>>
Il mio absinthe non è verde: mi hanno bidonato? -
Non è detto. Nonostante in passato la grande maggioranza degli absinthe fossero verdi (di varie tonalità) esistevano absinthe giallini, giallo scuro, incolore e addirittura rosa (il rosinette, di cui ci è rimasto a testimonianza solo un poster pubblicitario).
Vista l’enorme quantità di prodotti che ogni giorno vengono immessi sul mercato etichettati come absinthe con il mero scopo di accattivarsi l’acquirente con i classici luoghi comuni generalmente il fatto di trovarsi di fronte ad un absinthe giallino o incolore può essere sinonimo di qualità. Sono pochi oggi gli absinthe verdi completamente naturali e di alta qualità e spesso hanno prezzi piuttosto alti. <<top>>
L’absinthe che compro oggi è diverso da quello dell’800? -
L’absinthe oggi è tornato in voga grazie alla continuità produttiva della Spagna. Agli inizi degli anni ’90 il signor Hills tornò a Praga dalla Spagna portando con sé una bottiglia di absenta deciso a rilanciare l’azienda di famiglia producendo absinthe. Purtroppo il prodotto di Hills era tutt’altro che absinthe, ciononostante in breve tempo divenne così popolare da indurre altri produttori di Praga e di tutto l’est europeo a produrre absinth simili all’Hills. Intanto l’absinth Hills stava spopolando anche in Inghilterra, un altro dei pochi paesi che non mise mai al bando l’absinthe. Le distillerie spagnole non guardarono l’ascesa dei prodotti dell’est restando ferme: decisero che fosse giunto il momento di dare una svolta al loro mercato. Fu così che misero da parte le loro antiche ricette favorendo nuove versioni molto più simili ai pastis di Marsiglia e iniziarono una produzione decisamente più economica grazie agli oli essenziali. I nuovi absinthe spagnoli volevano, almeno negli intenti, esser più simili agli antichi absinthe di quanto lo fossero i prodotti dell’est, pur restano ancora lontani dal tanto temuto vero absinthe. Il fatto che le nuove ricette altro non fossero che “pastis complessi” avrebbe dovuto semplificare l’esportazione in tutta Europa. Le cose in realtà non furono così semplici perché il timore dell’absinthe ostacolò non poco l’espansione del mercato spagnolo, specialmente in Francia dove l’orgoglio nazionale li rifiutava anche come “pastis complessi” poiché prodotti in Spagna. La manovra di mercato spagnola contribuì comunque non poco al ritorno della fata verde. Poco a poco il mito ritornava a galla e sempre più produttori immettevano sul mercato il loro absinthe. In particolare, dopo il tentativo spagnolo, alcune produttrici del sud della Francia, decisero azzardatamene di produrre pastis con estratti di artemisia absinthum. Anche una compagnia inglese decise di mettersi in gioco cercando di riprodurre un absinthe il più fedele possibile a quelli del XIX secolo, chiedendo anche consiglio a Marie Claude Dehalaye, responsabile del museo dell’absinthe. Purtroppo tutti questi tentativi sul filone degli absenta iberici erano ancora ben lontani dall’essere paragonati ai veri absinthe. Ad ogni modo il mercato veniva sempre più invaso da nuovi liquori che sostenevano essere l’unico vero absinthe, i giornali iniziarono a parlarne, la fata divenne protagonista di alcune scene memorabili di diversi film…così che alla fine, quelle poche distillerie antiche di absinthe ancora in attività decisero di tentare ancora, dopo tutti quegli anni di proibizionismo a distillare il loro vero absinthe. Una volta fatta la distillazione vennero fatti adeguati controlli per confermare che il prodotto potesse effettivamente essere venduto legalmente e alla fine, solo alcune volte con minime modifiche alle ricette originali, anche i veri absinthe dell’800 sono tornati in produzione. Abbiamo quindi oggi 3 categorie di alcolici etichettati absinthe:
-quelli che seguono il filone di Hills; sono prodotti la maggior parte delle volte molto scadenti, che non ricordano nemmeno lontanamente l’absinthe, con sapori sottili e artificiali. Questo tipo di prodotto generalmente proviene da Praga, dall’est Europa ma anche da Francia, Germania, Portogallo, Austria, Spagna, e Italia.
-quelli che seguono il nuovo concetto di absenta spagnoli; sono prodotti generalmente di qualità mediocre, pensati esclusivamente per la vendita di quantità e non di qualità. Hanno uno spiccato sapore di anice stellato che il più delle volte diventa quasi stucchevole. Generalmente sono sufficientemente dolci da poter essere bevuti senza zolletta. Di questi absinthe moderni troviamo molte etichette spagnole, francesi ma anche tedesche
-quelli originali, intendendo con questo termine gli absinthe preparati con il metodo classico di macerazione e distillazione seguendo le antiche ricette. Sono prodotti di alta qualità provenienti quasi esclusivamente da Francia e Svizzera, con dovute eccezioni in Spagna e persino in Italia e Austria.
Fanno eccezione alcuni absinthe che, pur non essendo tecnicamente originali perché non hanno una tradizione alle spalle, hanno un sapore autentico che li avvicina più agli originali piuttosto che ai moderni absinthe. <<top>>
Come faccio a capire se il mio absinthe è di qualità? - La qualità di un absinthe dipende come in tutte le cose dalla qualità delle materie prime e dalla qualità del metodo di produzione. Anche in passato esistevano absinthe economici (chiamati absinthe ordinari) prodotti generalmente a basso costo partendo da materie prime di seconda scelta (a volte anche peggiori) e utilizzando metodi di produzione mirati ad abbassare i costi. Un absinthe di qualità in passato come oggi viene prodotto esclusivamente seguendo il metodo svizzero di macerazione delle erbe e distillazione. Tutti gli ingredienti, compresi quelli della colorazione sono naturali e di prima scelta. Queste caratteristiche si ritrovano poi in un sapore elegante, bilanciato e rifinito, senza sbavature aromatiche eccessive. Generalmente un absinthe di qualità avrà un colore tipico della clorofilla (giallo, giallino, verde oliva o verde chiaro, o un verde tipico delle foglie marce), o sarà addirittura incolore. Il sapore non tenderà esageratamente verso un ingrediente, ma sarà perfettamente bilanciato, proponendo una multidimensionalità aromatica tipica dell’absinthe. Il louche, può aiutare a capire molto sulla qualità della produzione: un intorbidimento esagerato potrebbe suggerire un alto uso di badiana (anice stellato), anche se in casi particolari come gli absinthe svizzeri, il louche molto violento è del tutto normale. Un intorbidimento completamente assente potrebbe indurci a pensare che nel nostro bicchiere non ci sia absinthe bensì uno di quei nuovi prodotti erroneamente etichettati absinthe. Eccezione fanno gli un emile e l’oxygenee che hanno louche davvero delicati per l’assenza di badiana e scarso uso di anice verde. <<top>>
I pastis sono absinthe senza artemisia absinthum? - No, il pastis, anche se storicamente legato all’absinthe e suo diretto discendente è in realtà piuttosto lontano dell’essere semplicemente un absinthe senza artemisia absinthum. I motivi sono vari e dipendono tutti dal concetto di partenza: i pastis sono liquori basati prevalentemente sull’anice stellato e la liquirizia (con dovute eccezioni pregiate), erbe che negli absinthe, quando presenti, altro non erano che correttivi e non ingredienti portanti. Ecco perché gli absinthe di nuova generazione derivati dai nuovi absinthe spagnoli, avendo molto anice stellato diventano molto più simili ai pastis piuttosto che ai veri absinthe del XIX secolo. Inoltre la gradazione dei pastis non supera mai i 45° quando negli absinthe quella gradazione è la più bassa possibile. Il sapore del pastis è in generale più semplice e monotematico rispetto agli absinthe e questo non dipende solo dall’assenza dell’artemisia absinthum, ma anche dall’assenza di altre erbe importanti come l’issopo. Aggiungere artemisia absinthum al vostro pastis non ve lo trasformerà in absinthe, ma solo in un pastis rovinato da un inutile amarezza: l’artemisia absinthum inoltre deve essere distillata. <<top>>
Posso farmi l’absinthe in casa? - Preparare un absinthe prevede l’utilizzo di un alambicco per distillare. Ignorare la distillazione credendo di poter semplicemente ottenere absinthe facendo macerare in alcool gli ingredienti sarebbe come pretendere di ottenere whiskey macerando grano nell’alcool o vino aggiungendo alcool al succo di uva. Anche possedendo un alambicco, regolarmente denunciato, ottenere absinthe non è poi così semplice. Bisogna partire da alcool a 85° non facile da trovare e saper perfettamente trattare gli ingredienti in modo da sfruttarli al meglio. Inutile affidarsi alla prima ricetta trovata in internet e pretendere di farsi l’assenzio in casa. Non ottereste altro che un liquore con alcool aggressivo e un sapore estremamente amaro e sottile: completamente diverso da quello che dovrebbe in realtà essere un assenzio. <<top>>
E' corretto preparare l’assenzio flambée? - Assolutamente no. È il peggior errore che si possa commettere. Il flambée non è un rituale storico ma una moderna invenzione fatta esclusivamente per attirare l’occhio del bevitore inesperto. In realtà dar fuoco all’absinthe significa cambiarne radicalmente il delicato bilanciamento aromatico, rischiare di rovinare bicchieri e cucchiai e trovarsi alla fine un intruglio trepidino e caramelloso che a fatica si riesce a finire. Se si vuole bere correttamente l’absinthe l’unico metodo è quello classico. Nessun amante del whiskey o del cognac o di qualsiasi altro alcolico tollererebbe che, dopo un revival modaiolo, si iniziasse a servirlo flambée. <<top>>
E' giusto usare l’absinthe nei cocktail? - Certamente. L’assenzio ha un sapore piuttosto particolare che forse non si adatta troppo a molti cocktail, ma la creatività dei barman può dar vita ad interessanti abbinamenti. Ricordo inoltre che l’assenzio fu protagonista duranti gli anni in cui apparvero i primi cocktail. Alcuni di essi sono ormai leggendari come il sarzerac o lo suissesse. <<top>>
L’assenzio è legale? - Anche se tecnicamente la legge italiana che metteva al bando l’assenzio non venne più toccata negli anni oggi esiste una normativa europea che prevede che tutti i prodotti della comunità europea circolino liberamente in tutti i paesi della comunità europea. Grazie a questa normativa gli absenta spagnoli poco alla volta arrivarono un po’ in tutta Europa seguiti da quelli francesi e tecnicamente, poiché quelli spagnoli che, da un punto di vista tecnico non sono differenti (per le quantità di tujone) da quelli francesi, dovevano essere liberamente commercializzati, così fu anche per quelli francesi e del resto d’Europa. Tuttavia esiste un’altra normativa europea che mette limiti precisi al quantitativo di tujone pari a 10mg/kg per i liquori e 35mg/kg negli amari. Poiché l’absinthe può essere definito a tutti gli effetti un amaro, potrà avere il limite massimo di 35mg/kg, limite che legalizzerebbe gran parte degli absinthe mai prodotti dall’800 ai nostri giorni. Dal 1 marzo 2005 anche la Svizzera ha permesso il ritorno dell’absinthe con gli stessi limiti europei aggiungendo una clausola ( riferita particolarmente alla qualità dei prodotti svizzeri) che consente la produzione di absinthe esclusivamente per distillazione. Non è consentito produrlo per aggiunta di oli essenziali. In Francia, dove non è ancora permesso l’utilizzo del termine “absinthe” in etichetta, si opta per storpiamenti della parola (absente, versinthe, abisinthe…) oppure si sceglie semplicemente di utilizzare la frase “spiritueux aux plantes d’absinthe (peraltro presente in numerose etichette d’epoca). In questo modo si aggira una legge stupida che consente la vendita di un prodotto solo se non viene chiamato “absinthe”. In Italia non vi sono particolari problemi riguardanti il termine utilizzato in etichetta (e a ben guardare, se sorgesse il problema francese, la legge italiana mette al bando l’assenzio e non l’absinthe) e può quindi tranquillamente circolare a patto che rispetti le normative europee. <<top>>
Come viene prodotto un assenzio? - Un absinthe può essere prodotto per macerazione e distillazione oppure aggiungendo oli essenziali e aromi all’alcool o per mezzo di un po’ tutti e due i metodi. La qualità resta confinata agli absinthe distillati e scende generalmente con l’aumento dell’utilizzo di oli essenziali, nonostante esistano in commercio assenzi prodotti con oli essenziali di discreta qualità. Il metodo classico svizzero (macerazione e distillazione) prevede una macerazione di alcune ore in alcool a 85° (generalmente alcool di vino) di artemisia absinthum, anice verde, issopo, finocchio… Alla fine il macerato viene distillato e portato alla gradazione desiderata. Il risultato è un assenzio incolore. Nel caso si volesse colorare il distillato si fa una seconda macerazione più breve di artemisia pontica, melissa, menta, issopo… che daranno il classico colore all’absinthe. <<top>>
Se bevo assenzio mi farà male? - Non più di qualsiasi altro superalcolico. Inutile dire che leggende che vogliono che l’assenzio sia un veleno pericoloso sono ancora radicate nella mentalità comune, in realtà l’assenzio altro non è che un piacevole aperitivo particolare e rinfrescante e se preparato come si deve, un bicchiere non fa più di 12°-16°. Naturalmente bisognerà non abusarne poiché è pur sempre un alcolico. <<top>>
Quanti gradi fa un assenzio? - Gli absinthe hanno gradazioni che vanno dai 45° in su. In passato generalmente gli absinthe a 45°-50° erano quelli più economici e di qualità inferiore. Tra i 50° e i 60° vi erano absinthe di qualità e oltre i 60° (fino ad un massimo di 75°) la qualità superiore. I migliori absinthe del XIX secolo avevano gradazioni che oscillavano tra i 60 e i 74 gradi, gradazione che permetteva una colorazione naturale durevole nel tempo. Ai nostri giorni le cose sono un po’ cambiate: troviamo absinthe di alta qualità anche a 45° (l’abbassamento della gradazione è in questi casi una scelta del produttore mirata a render più morbido l’absinthe e a “spaventar meno” la gente che ancora teme i vecchi absinthe a 68°), e tanti prodotti scarsi e sconsigliabili che superano addirittura gli 85° per tentare di accattivarsi quella fetta di clientela che cerca lo sballo che le leggende narrano. Gli absinthe svizzeri hanno sempre avuto gradazioni più basse di quelli francesi e oggi oscillano tra i 50 e i 56 gradi. Gli assenzi verdi di qualità, colorati naturalmente hanno tutti gradazioni tra i 60 e i 72gradi. <<top>>
Perché l’assenzio fu messo al bando? - L’inizio del XX secolo era caratterizzato da una società in cui l’alcolismo era largamente diffuso in ogni ceto sociale. In Francia in particolare troppi erano i decessi causati dai danni dell’alcool, e troppe persone soffrivano dei classici effetti collaterali tipici dell’alcolizzato: indole violenta, delirium tremens, perdita della memoria e allucinazioni nei casi terminali. Era necessario prendere dei provvedimenti drastici per ridurre questa piaga sociale e poterla controllare al meglio. In quegli anni l’alcolico più bevuto in assoluto in Francia e Svizzera era appunto l’absinthe. Bisogna inoltre considerare che le distillerie di absinthe avevano conquistato una bella fetta del mercato con gravi conseguenze per l’economia dei produttori di cognac, whiskey, brandy che possedevano anche un certo peso politico nei paesi. La campagna contro l’alcolismo e quella contro l’absinthe divennero un tutt’uno, proprio perché eliminare il maggior responsabile dell’alcolismo sembrava l’unica mossa possibile. Il governo francese iniziò a condurre esami scientifici sull’absinthe e sui malati di absinthismo portando alla luce i dannosi effetti del tujone e dell’alcool. Poco importa se quei test erano finanziati interamente dal governo che mirava alla messa al bando dell’absinthe: in pochi anni la fata verde divenne il veleno per eccellenza e i bevitori di assenzio il tumore della società moderna. Tutto questo non bastava a bandire per sempre l’absinthe, serviva un movente e questo arrivò quando in Svizzera un uomo trucidò la famiglia dopo aver bevuto due bicchieri di absinthe. Non aveva alcuna importanza se Lanfrey uccise moglie e figli dopo aver bevuto molto altro oltre ai due absinthe: era la fata che fece impazzire il pover uomo! In pochissimo tempo la Svizzera bandì categoricamente l’absinthe, seguita a ruota dalla Francia e negli anni successivi da buona parte del mondo. In America la messa al bando dell’absinthe anticipò di diversi anni la messa al bando di tutti gli alcolici. Gli anni successivi videro nascere numerose leggende, ingigantire aneddoti di scarso significato e crescere il contrabbando di assenzio tra Spagna e Francia (in Spagna non venne mai bandito). Anche in Svizzera la produzione non cessò mai e produttori clandestini continuarono fino ai nostri giorni a tramandarsi di generazione in generazione la tradizione della fata, diventata ormai per facilitarne il contrabbando esclusivamente incolore. I clandestini svizzeri erano soliti bruciare copertoni di ruote in prossimità del luogo della distillazione proprio per nascondere l’intenso profumo della fata. Poi con gli anni il ricordo dell’assenzio si annebbiò e divenne solamente un mito sconosciuto ai più. Solo nella Val de Travers, grazie alla distillazione clandestina l’absinthe continuò ad essere protagonista dei pochi che sapevano chi distillasse ancora. <<top>>
Che sapore ha l’assenzio? - Esistono e sono sempre esistite centinaia di marche di assenzio, con sapori spesso molto diversi tra loro. È vero comunque che i veri absinthe hanno caratteristiche aromatiche comuni. Un buon absinthe, contrariamente da quanto si crede, non è eccessivamente amaro né sa solo di anice. Gli aromi delle erbe devono fondersi l’un l’altro arrivando a creare un sapore ricco di sfumature, dall’amarognolo dell’artemisia absinthum al profumo dei semi di anice verde, dalla morbida dolcezza dei semi di finocchio fino al sapore erbaceo dell’issopo. Un buon absinthe generalmente è anche piuttosto “speziale” grazie all’uso dei semi di coriandolo, alla melissa e alla menta che lo rendono leggermente piccante e acidulo. Direi che in un buon absinthe dovremmo trovare il perfetto bilanciamento dell’aspetto amaro, dolce, speziale ed erbaceo. Al contrario di quanto detto sopra gli assenzi moderni sanno quasi esclusivamente di anice stellato (che è completamente diverso dal sapore dei semi di anice verde), ovvero quell’aroma di anice-liquirizia che siamo abituati a sentire nelle caramelle o nella sambuca. <<top>>
Il mio assenzio sa di sambuca… - In Italia non abbiamo una grande tradizione nei liquori all’anice, così tutto quello che beviamo aromatizzato all’anice lo colleghiamo direttamente all’unico che conosciamo. In realtà la sambuca, contrariamente a quanto si crede, non contiene veramente anice verde, bensì badiana (l’anice stellato), ovvero una spezie che proviene dalla Cina, usata moltissimo per i prodotti dolciari e regolarmente abbinata alla liquirizia tanto da mettere in confusione chi non conosce davvero il sapore della radice di liquirizia non aromatizzata da badiana. Inoltre la sambuca prevede l’uso delle bacche di sambuco (da cui prende il nome), ingrediente non contemplato dalle ricette di absinthe. La differenza tra un vero assenzio e la sambuca è abissale e credo che tutti possano notarlo; quello che effettivamente potrebbe fare confusione per un palato inesperto è il confronto tra la sambuca e un assenzio moderno come il la fee, o il deva. Questi assenzi hanno un marcato sapore di anice stellato e quindi molto più vicini al gusto della sambuca. Un’altra differenza tra absinthe e sambuca (al di là dell’evidente ricchezza aromatica del primo rispetto al sapore monotematico della seconda) la troviamo al palato: la sambuca, ricca di zucchero e badiana risulta eccessivamente stucchevole e pastosa mentre un absinthe, anche quando è persistente in bocca, non risulta mai invadente ed dolce fino alla nausea. <<top>>
Qual è la differenza tra un assenzio e un pastis? - Nonostante il pastis possa in qualche modo essere piuttosto simile all’assenzio in realtà è qualcosa di completamente diverso. Prima di tutto il pastis è basato quasi esclusivamente sull’utilizzo di badiana e liquirizia e poche altre erbe che vengono completamente sommerse dall’intensità dei due ingredienti principali. I pastis inoltre contengono zucchero che li rende molto più liquorosi dell’absinthe e vengono regolarmente prodotti con aggiunta di oli essenziali all’alcool. Nessuna distillazione è prevista. Gli unici “pastis” (ma effettivamente non sono veri pastis) distillati provengono dalle distillerie di Pontarlier. Gli anis di Pontarlier (vieux pontarlier, pontarlier anis) sono “pastis distillati” ed effettivamente molto più simili agli absinthe di quanto non lo siano i pastis più comuni come il pernod o il ricard. <<top>>
Dove posso acquistare un buon assenzio? - Al momento non è molto facile trovare vero assenzio nei locali o nelle liquoristerie. Certo è che se si chiede diverse volte un assenzio di qualità sarà più facile che prima o poi i gestori ve lo procurino. Il metodo più semplice per acquistare assenzio di qualità purtroppo è ancora l’acquisto ondine. Su questo sito troverete quasi tutti gli absinthe di qualità e una discreta varietà di prodotti moderni. <<top>>
Quali sono i migliori assenzi? - A prescindere dal gusto personale i migliori assenzi sono generalmente quelli distillati. Tra questi consiglierei i prodotti delle città natale dell’absinthe, Pontarlier, Fougerolles, ovvero gli un emile, il white fairy, il guy, il verte de fougerolles, il blanche de fougerolles, il coulin, i lemercier, i muse de france. Altri absinthe di alta qualità sono generalmente quelli svizzeri e in particolare quelli della val de travers come il kubler, il clandestine, i la valot, il ptit, l’elixir du pay de fee…. Anche il kallnacher prodotto in un cantone tedesco è un absinthe molto buono. Tra gli absinthe spagnoli certamente il segarra risulta quello con la qualità maggiore, seguito dagli NS. Altri absinthe di altissima qualità e molto ricercati perché ricalcano fedelmente il concetto di assenzio dell’800 sono il montmartre65 e gli assenzi della jade: il nouvelle orlean, il verte suisse65, l’edouard, il Pontarlier, il Gorgon e il Matisse (gli ultimi 3 non ancora disponibili per la vendita). La jade produce assenzio distillandolo in originali alambicchi della pernod fils di Pontarlier dell’800 partendo da ingredienti di prima qualità e da alcool prodotto esattamente come veniva fatto nel XIX secolo, un alcool ben diverso dai moderni alcoli industriali. La distillazione è completamente artigianale, come per tutte le distillerie di Pontarlier, Fougerolles e Svizzera, ma la particolarità degli assenzi jade è quella di essere dei fedeli cloni di alcuni dei più famosi assenzi del XIX secolo. <<top>>
Quali erano le marche più bevute nell’800? - Moltissime erano le distillerie sparse un po’ in tutta la Francia, la Svizzera e la Spagna che producevano absinthe, tra queste una grande fetta di mercato era coperta dalla produzione della famiglia Pernod. La Pernod fils di Pontarlier nella seconda metà dell’800 produceva 20000litri di absinthe al giorno e poco meno era la produzione della distilleria Edouard Pernod di proprietà del fratello del direttore della Pernod fils. Altre marche molto vendute e di ottima qualità erano il Premier fils, il Berger, il Bourgeois, il Kubler, il Terminus, l’oxygenee della Cusenieer. <<top>>
L’assenzio era bevuto con il laudano? - Negli anni in cui l’assenzio spopolava l’oppio e i derivati dell’oppio non erano ancora proibiti nonostante fossero già visti come droghe pericolose e i fumatori d’oppio come persone da poco. Esistevano infatti locali dove poter tranquillamente fumare oppio. I fumatori di oppio non erano certamente pochi e rari visto che generalmente l’oppio costava meno della birra. Il laudano era tuttavia qualcosa che pochi potevano permettersi, sia per il suo costo, sia perché tecnicamente legato al solo utilizzo medico. Le uniche persone che potevano permettersi il laudano e ne facevano uso erano sicuramente benestanti e appartenenti alla medio alta borghesia, e ovviamente erano oppiomani. Questi erano soliti aggiungere il laudano nel vino, nell’assenzio, nel caffè, nel loro tè…e addirittura semplicemente nell’acqua.È quindi scorretto affermare che l’assenzio venisse bevuto regolarmente con laudano. Erano veramente pochi coloro che potevano permettersi il laudano e questi lo mettevano in ogni loro bevanda (anche se generalmente era abitudine metterlo nel vino) e quindi con molta probabilità anche nel loro assenzio. Sostenere che l’assenzio veniva bevuto con il laudano sarebbe come ipotizzare che oggi, con il laudano legale, il martini venga bevuto aggiungendo diverse gocce di laudano solo perché chi ne fa uso lo mette dove capita. <<top>>
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