Di Eros Garelli e Paolo Castellano
Foto di Kyra Laihiala

MansintheAbsinthe

Per Aspera ad Astra
La presente (e un po’ tardiva) introduzione/recensione del Mansinthe vuole essere un piccolo omaggio personale alla nostra nuova e bravissima fotografa, grande estimatrice di Marylin Manson.

Parlando con lei e spulciando su internet, ho visto che le domande tipiche che i fan del cantante si pongono sono soprattutto le seguenti:

1) Quali rapporti può avere Manson col mondo (o con lo stereotipo che si ha) dell’assenzio?

2) Il Mansinthe è un assenzio autentico o si tratta esclusivamente di un’operazione di marketing?

Per rispondere alla prima domanda è indispensabile fare una piccola premessa storica, mentre il secondo quesito troverà spazio nella recensione vera e propria.
Assenzio, un feticcio gotico.

 

In America, e mi riferisco soprattuto a New Orleans, la città che a partire dal nome mostra subito la sua stretta parentela con la Francia, l’assenzio era piuttosto diffuso e veniva consumato sia nel modo classico sia come ingrediente di alcuni cocktail che hanno fatto storia e leggenda, ad esempio il Sazerac.

Visto che si tratta di una divagazione funzionale alla genesi del Mansinthe, non mi soffermerò sulla nascita e sullo sviluppo dell’assenzio in America, per concentrarmi su anni relativamente recenti, in particolare quelli che partono dal 1999. Come (ci de)scrive B. Noel, in “Un mito sempre verde”, in quel periodo, in Louisiana, la fine del secolo/millennio si avvicina a grandi passi, la gioventù eternamente romantica cerca nuovi orpelli per manifestare il proprio smarrimento esistenziale e come le altre generazioni pesca nel passato per riciclare qualche elemento significativo e lo aggiorna adattandolo al proprio gusto. La generazione precedente fu punk, questa sostituisce il giubbotto logoro e la cresta con un mantello nero e un cappello a cilindro: stiamo parlando ovviamente della nascente scena gotica, che in America affonda le radici nelle atmosfere “dark” e sublimi di E. A. Poe, che, similmente a Baudelaire, e contrariamente a quanto si pensa, non fu certamente un grande consumatore di assenzio.
Per (tras)portare l’assenzio dalla letteratura alla società bisognerà infatti aspettare un’autrice sicuramente meno talentuosa di Poe, Anne Rice, che nel suo “Intervista col vampiro” ebbe l’intuizione (antistorica e di carattere puramente fantasy) di associare l’assenzio col mondo dei vampiri:
“Non ti piace il sapore del sangue dei bambini?” chiese lei con voce dolce.
“Louis…” mormorò lui, riuscendo alla fine, per un secondo, a rialzare la testa che ricadde immediatamente sul divano.
“Louis, questo è assenzio! Troppo assenzio! Lei li ha avvelenati con assenzio. Lei m’ha avvelenato, Louis..” Provò a sollevare la mano, io mi avvicinai…il tavolo ci separava.
“Torna!” mi ordinò di nuovo Claudia. Si lasciò scivolare dal divano e s’avvicinò a lui, scrutò il suo viso con lo stesso sguardo acuto che lui aveva avuto qualche anno prima quando guardava i bambini. “Assenzio, padre” disse lei “e laudano!”

Chi ci segue (o ha letto almeno le FAQ del nostro sito) sa perfettamente che assenzio e laudano non hanno nessun rapporto – e che sono stati associati in maniera ormai quasi indissolubile a causa di libri come questo o (peggio ancora) di film come “La vera storia di Jack lo Squartatore”, dove viene presentata una preparazione blasfema di “assenzio” puro preparato flambé (orrore!) con l’aggiunta di laudano. :S

Per fortuna, almeno nel caso di Anne Rice, nell’omonimo film che è stato tratto dal suo romanzo (con Tom Cruise e Brad Pitt), l’assenzio non compare, e viene rimpiazzato da sangue di cadavere, che ha fama di essere fatale per i vampiri. Ho detto per fortuna, in quanto la sbalorditiva trovata della Rice, secondo cui solo l’assenzio può scongiurare l’immortalità di un vampiro, è ovviamente priva di ogni fondamento.

Un’idea simile, ma inversa (in questo caso l’assenzio conferirebbe l’immortalità) viene suggerita dalla Rice ai fratelli Pate per l’argomento del loro film, “L’impostore” (1997).
E sempre nel filone gotico della New Orleans di fine millennio citerei ancora Poppy Z. Brite, vedova di Kurt Cobain, leader del gruppo dei Nirvana morto suicida nel 1994. Tra le sue novelle (presenti in una raccolta successivamente ribattezzata Wormwood), una si intitola “La sua bocca avrà il sapore della fata verde”, ed è costruita attorno al tema dei vampiri. Ma come fa notare Noel, l’idea di Poppy, che suggerisce che l’assenzio è l’aperitivo che apre l’appetito dai morsi cruenti è sicuramente più credibile della scabra tesi di Anne:
Al primo bacio, la sua bocca avrà il gusto della fata verde. Dopo, essa, non avrà che il mio sapore – quello del mio sangue, della mia vita, che lasceranno il mio corpo per raggiungere il suo.
Inquadrato il contesto “gotico” in cui nasce e si sviluppa l’assenzio (e le sue nuove leggende) nell’America dei (quasi) nostri giorni, possiamo tornare ad occuparci del Mansinthe. Visto che il nostro Paolo, anni fa, aveva seguito da vicino la nascita e l’evoluzione del progetto, e che all’epoca aveva contribuito non poco a diffonderlo in Italia, lascio spazio a una sua vecchia – ma sempre attuale – recensione, che ho trovato dispersa nei meandri di internet: avrei davvero poco o nulla da aggiungere.

L’assenzio di Marilyn Manson, il Mansinthe (di Paolo Castellano)
L’assenzio di Marilyn Manson, il Mansinthe… già il nome e la gradazione alcolica (66,6°) è tutto un programma, e forse qualcuno potrebbe pensare alla solita trovata commerciale. In realtà non è così e posso garantire che si tratta di un assenzio autentico al 100%. Certamente non è ai livelli dei grandi assenzi come Jade o Brevans, ma vuole puntare a diventare un assenzio quotidiano, adatto ai palati dei neofiti ma apprezzato anche da appassionati della fata verde ed esperti. Un assenzio fortemente erbaceo, con un profumo intenso e molto poco anice. Complimenti a Manson e a tutti coloro che hanno collaborato con la distilleria Matter-Luginbuhl per aver fatto centro ancora una volta. Ma veniamo un po’ alla storia di questo nuovo prodotto.
L’idea nasce già qualche anno fa. Manson è sempre stato un amante dell’assenzio e l’idea di poter aver un assenzio prodotto secondo il suo gusto personale evidentemente lo stuzzicava da tempo. La collaborazione con la distilleria Matter-Luginbuhl (già famosa per produrre diversi grandi assenzi come i Duplais, il Brevans, il Twin Tech, il Kallnacher, il Blanche traditionelle brut d’alambic , il Marteu..) iniziò con l’intento di produrre un assenzio che potesse vendere (a quei tempi) anche in America (quando l’assenzio era ancora illegale – oggi le cose sono cambiate).
Ebbi occasione di assaggiare il primissimo prototipo alla distilleria Pernot e devo dire che mi aveva fatto ridere: colore tossico e palesemente artificiale, produzione per aggiunta di oli essenziali, sapore terribile. Il mio interesse (curiosità direi) finì al primo sorso.
A giugno, durante la festa dell’assenzio di Boveresse 2007, un caro amico coinvolto personalmente nella produzione di questo assenzio mi fece assaggiare il Mansinthe, versione finale! era appena stato distillato (UAU: avevano optato per la distillazione alla fine! bene! ), e non era ancora stato colorato. In pratica era lo scheletro del futuro “Mansinthe”. Che dire, la sorpresa fu enorme: il sapore ricordava molto il “Wormwood blanche” , un assenzio prodotto in solo 100 (se non ricordo male) bottiglie da 50cl con lo scopo di far capire quale fosse il sapore dell’artemisia absinthium distillata all’interno del complesso aroma dell’assenzio: l’artemisia absinthium dominava e sotto, un delicato aroma di anice verde, finocchio e poche altre erbe lo ingentilivano. Certamente non era quello che io definisco “un buon absinthe blanche”, ma era stato distillato solo il giorno prima; necessitava di riposo per poter offrire i suoi aromi al meglio, ed era sempre un enorme passo avanti rispetto al primo prototipo assaggiato l’anno precedente alla distilleria Pernot: ora almeno era veramente assenzio.
Dovetti aspettare fino a fine agosto per poter assaggiare il risultato finale, ovvero dopo qualche mese di riposo e dopo la colorazione che, ricordo, nei veri assenzi avviene per infusione di erbe che rilasciano clorofilla e ulteriori aromi e non per aggiunta di coloranti come nei surrogati. Il risultato mi stupì ancor di più! Ok, non era il miglior assenzio che abbia mai assaggiato, ma non era assolutamente questo l’intento dei produttori, ma era un assenzio autentico, fortemente erbaceo, con un sapore semplice e facilmente apprezzabile anche da chi non ama l’anice come sapore. Era l’assenzio base che mancava. un vero assenzio distillato e prodotto come si deve che potesse essere messo in commercio coprendo il mercato più largo, quell’assenzio che potrebbe star benissimo in qualsiasi bar. Ottimo, era quello che ci voleva: di grandi assenzi ne abbiamo diversi ormai, ma di assenzio base buoni e gradevoli ce ne sono davvero pochi: li conti sulle dita di una mano.
Veniamo ad una piccola descrizione dettagliata del Mansinthe: si presenta in bottiglia da 70cl. l’etichetta propone un quadro di Marilyn Manson che se ricordo bene si intitola “io da vecchio”.
Il colore da puro è pressoché perfetto. verrebbe da credere che siano stati utilizzati coloranti, ma no: semplice infusione di erbe nel distillato! Fantastico.
Il profumo: l’alcool è gradevole e poco aggressivo all’olfatto. un intenso aroma di erbe e spezie dove riconosciamo finocchio in prevalenza.
Da puro (mai berlo puro: sempre allungato con acqua naturale fredda con o senza zucchero. mai farlo flambée, come è peraltro scritto nell’etichetta) il sapore risulta estremamente intenso e l’alcool, come è prevedibile, copre gran parte delle sfumature.
Lo preparo con la solita mezza zolletta di zucchero. Il louche (l’intorbidimento che nasce quando aggiungi acqua: gli oli essenziali delle piante estratti con la distillazione sono solubili in soluzione alcolica ma addensano quando si trovano in soluzione acquosa) è lento e graduale come in tutti i veri assenzi (sono i pastis e i surrogati d’assenzio che si rifanno ai pastis e che contengono quantità enormi di anice stellato ad avere louche violenti), ma molto corposo e opaco.
Il profumo, una volta aggiunta l’acqua si ingentilisce e permette di notare sfumature aromatiche che non abbiamo avvertito da puro: melissa, in particolare, ma anche l’artemisia pontica ora si fa più prepotente.
In bocca è morbido, pastoso e ovattato. Un sapore semplice ma ben bilanciato, con artemisia absinthium e soprattutto artemisia pontica che fanno da padroni.
L’aroma di melissa lascia una leggera acidità al palato molle, non fastidiosa, assolutamente, tipica di questa pianta che ricorda l’aroma di limone.
Finocchio e anice sembrano un tutt’uno e la loro funzione pare limitarsi all’ispessimento del sapore complessivo.
L’issopo, con un suo delicato profumo floreale simile per certi aspetti alla lavanda, dona ulteriore gentilezza a questo gradevolissimo assenzio.
Concludendo: il Mansinthe, a prescindere dal suo nome e dal fatto che Marilyn Manson sia stato coinvolto nella produzione, è un buon assenzio autentico. Certamente non il più complesso o ricco di sapori, anzi, è molto semplice, ma come tutte le cose semplici fatte da mani esperte sa regalare emozioni uniche.
Un assenzio che consiglio caldamente sia a chi non ha mai bevuto assenzio, sia a chi volesse assaggiare vero assenzio dopo aver incontrato decine di surrogati, ma anche a chi l’assenzio già lo conosce molto bene.
la gradazione alcolica: 66,6° – e che altra gradazione poteva avere ovviamente – è comunque uno scherzo, una cosa autoironica che in realtà non è arrivata da Manson ma dalla distilleria. Il cantante l’ha accolta con una risata

Eros
Author: Eros
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