Recensione di: Michele Ridella

ASSENZIO: Rocketer (2017)
GRADAZIONE ALCOLICA: 72%
DISTILLERIA: HG
TIPOLOGIA: Verte

Rocketer assenzio


 

INTRODUZIONE
Nella vita, io faccio l’insegnante. Anche nel mio lavoro ho un rapporto conflittuale con i voti, e se mi sta benissimo esprimere un giudizio articolato (e anzi, mi piace molto), quando si arriva al numero vero e proprio mi sento un po’ a disagio. Trovo che il voto in se stesso sia non tanto freddino, quanto limitante; nelle recensioni di assenzi il disagio aumenta, di fronte al fatto che, in fondo, sto giudicando un prodotto creato da chi, in linea di massima, sull’argomento ne sa decisamente più di me. Ho deciso di farlo lo stesso, perché per quanto freddi o limitanti i numeri danno un’idea immediata del prodotto anche a chi non ha voglia di leggersi tutti i miei sproloqui, ma mi concedo due eccezioni: la prima sono i vintage, poiché credo vadano ben oltre le mie competenze; la seconda sono gli HG. In particolar modo se, come in questo caso, ho avuto modo di conoscere di persona il distillatore.
Chiedo dunque scusa in anticipo, ma questa recensione, pur andando ad analizzare al meglio l’assenzio, non assegnerà voti.

 

PRESENTAZIONE
Si parte col botto: non ho mai viso un HG presentarsi così bene, e anche tra i prodotti commerciali se ne trovano davvero pochi che possano fargli concorrenza. La bottiglia è di vetro scuro e il tappo è a T, ma queste sono davvero le basi: il pezzo forte è l’etichetta. Dal colore e dall’aspetto antico, interamente scritta a mano con una calligrafia meravigliosa, e il tutto impreziosito dall’etichetta appesa al tappo. Unica avvertenza: essendo scritta a mano bisogna fare attenzione a non far colare l’assenzio lungo l’etichetta nell’atto di versarlo, altrimenti si correrà il rischio di sbavare l’inchiostro.

 

COLORE
Pre-diluizione:
Un deciso feuille morte, e forse anche un po’ oltre: ha un che di aranciato, e in controluce di notano quasi delle sfumature rossastre. In effetti, pur appartenendo senza dubbio alla categoria dei verte, si avvicina al rosso più di molti rouge, specialmente se aperti da tempo. Particolare e affascinante, con un che di antico.

Post-diluizione:
Un marroncino-giallognolo pieno, anche qui senza dubbio particolare, anche se forse l’effetto era più gradevole prima della diluizione: rimane qualche sfumatura rossastra, ma adesso ha nel complesso un aspetto più uniforme.

 

LOUCHE
Sviluppo:
Semplicemente impeccabile. L’altro assenzio del distillatore che ho avuto modo di provare, La Pèlerinage, aveva un louche molto lento a partire, anche se poi si concludeva dignitosissimamente; questo Rocketer invece parte subito (senza esagerare), con oil trails ben visibili, nuvoletta che procede da manuale e un top layer befinito come ne ho visti pochi.
Alla fine risulta denso ma non troppo. Ad una prima occhiata il cucchiaino sembra invisibile, ma guardando il bicchiere in controluce invece tende a distinguersi. In ogni caso non si può certo parlare di un louche scarso o anche soltanto delicato.

 

AROMA
Arriviamo al pezzo forte. Sì, perché nel bene e nel male (e sia il bene che il male dipendono in gran parte dal gusto squisitamente personale), questo Rocketer è davvero un assenzio unico nel suo genere. Già da puro, l’aroma è intensissimo, e ancor prima di versarlo dirompe dal collo della bottiglia; una volta nel bicchiere, invade rapidamente la stanza. Ma non è tanto l’intensità a colpire (malgrado sia ragguardevole e ben superiore a quella di molto CO), quanto il tipo di odore: non è l’artemisia che invade ne narici, non è l’anice e non è il finocchioo. E’… l’affumicatura.
Ebbene sì. Le erbe che compongono del Rocketer sono state fatte affumicare, e ciò dona al prodotto un aroma che davvero non somiglia a quello di nessun altro assenzio. La diluizione non fa che esaltare questa particolarità, facendo emergere un po’ di più anche quello delle erbe in loro stesse.

 

AL PALATO
Fondamentalmente, il sapore conferma l’odore: la prima cosa che si nota, e quella che persiste più a lungo, è l’affumicatura. Non che sappia soltanto di quello: si tratta comunque di un prodotto estremamente carico e denso di sapori, e le erbe si percepiscono per bene, ma personalmente ho fatto parecchia fatica a distinguerle, proprio perché il loro gusto risulta alterato. Ma, badate bene, questo non è affatto un male: rende più difficoltosa la mia analisi, questo è certo, ma se vogliamo semplicemente goderci un bicchiere di assenzio senza stare necessariamente ad esaminarne ogni singolo dettaglio, senza dubbio passeremo una piacevolissima mezz’oretta.
Ha come un che di piccante, intorpidisce la lingua in maniera completamente diversa a quella di assenzi saturi di badiana, un gusto che (forse più per associazione mentale che per effettivi punti condivisi) ricorda i whisky torbati e che, senza dubbio, non potrà evitare di colpire e sorprendere. Come si diceva, un assenzio unico nel suo genere.

Rocketer assenzio

CONSIDERAZIONI FINALI
E’ un assenzio notevolissimo, a parer mio. Un assenzio dal sapore molto, molto particolare, però. Un sapore che io apprezzo tantissimo, ma che potrebbe non incontrare i gusti di altri. Se il precedente prodotto del distillatore, il sopracitato La Pèlerinage, era un assenzio molto classico che si inseriva nella tradizione di Pontarlier (stando particolarmente vicino alle creazioni della vecchia Pernot), il Rocketer imbocca una strada decisamente tutta sua, più matura, più coraggiosa e più interessante, ma anche più rischiosa: se chi si avvicina a questo assenzio lo fa aspettandosi un sapore tradizionale, c’è il pericolo possa restare deluso. Ma anche, viceversa, assai piacevolmente sorpreso.
Personalmente, ritengo che in un panorama europeo in cui gli assenzi troppo spesso tendono ad assomigliarsi tra di loro, al punto che di tanto in tanto viene da domandarsi se vi fosse davvero bisogno di questo o di quel nuovo prodotto, assenzi come il Rocketer debbano essere valorizzati. E’ possibile che non incontri i vostri gusti? Sì, certo, è possibilissimo. Ma una cosa posso garantirvela: provando questo assenzio, proverete qualcosa di nuovo. Di DAVVERO nuovo.
E non è mica poco.