Una serie, un party, tanti errori
Emily in Paris è una serie televisiva statunitense prodotta da Netflix che segue le avventure di Emily Cooper, una giovane americana che si trasferisce a Parigi per lavorare in una prestigiosa agenzia di marketing di lusso, l'Agence Grateau. La serie ci conduce nel mondo patinato del marteking francese, tra campagne per brand esclusivi e una versione glamourizzata della cultura parigina.
Nell'episodio 5x09, intitolato La Belle Époque (uscito nel dicembre 2025), Emily e il suo team organizzano il lancio di un nuovo assenzio, chiamato Le Rêve Vert (“Il Sogno Verde”), con un party a tema Belle Époque presso lo storico ristorante Maxim's di Parigi.
Chiariamo subito: l'absinthe "Rêve Vert" è fittizio, non esiste nella realtà. E forse è meglio così, come scoprirete leggendo.
L'idea di promozione però è affascinante: celebrare l'assenzio riportando in vita l'atmosfera dell'epoca d'oro parigina, con ballerine di can-can, costumi d'epoca e la mitica Fata Verde.

Sarebbe magnifico se nella realtà esistesse davvero una simile organizzazione per promuovere un nuovo absinthe.
Purtroppo, come sanno bene gli assenziofili, l'assenzio autentico è oggi un prodotto di nicchia, realizzato artigianalmente in piccoli lotti, conosciuto più per passaparola che per grandi campagne pubblicitarie, e quasi sempre oscurato da imitazioni commerciali di bassa qualità.
L'episodio, pur con buone intenzioni scenografiche, contiene però numerosi errori che avrebbero potuto essere evitati con un semplice approfondimento (il nostro sito è anche multilingua…) oppure con una consulenza specialistica
Gli errori dell'episodio: Cosa non funziona
"Solo un sorso, non vogliamo che vadano fuori di testa"
La prima scivolata arriva quando Julien (Samuel Arnold), uno dei personaggi della serie, presenta il concept del party:
"Accoglieremo gli ospiti con uno shot di Le Rêve Vert versato su cubetti di zucchero”
Luc (Bruno Gouery) aggiunge: “Ma solo un sorso, non vogliamo che vadano fuori di testa."
In una sola battuta troviamo condensati due dei falsi miti più diffusi sull’assenzio.
1. L'assenzio non si serve in shot
L'assenzio non si versa "su cubetti di zucchero" né si beve in shot come fosse vodka o tequila da discoteca.
Il rituale tradizionale prevede la diluizione lenta con acqua fredda, preferibilmente tramite una fontana, che genera il caratteristico effetto lattiginoso chiamato louche.
Lo zucchero è solo un'aggiunta facoltativa per chi preferisce addolcirlo, esattamente come accade con tè o caffè: non è mai stato la base della preparazione.
2. L'assenzio non fa "andare fuori di testa"
Questa battuta riflette perfettamente l’immagine distorta che il grande pubblico ha dell’assenzio: una bevanda misteriosa, pericolosa, quasi psicotropa.
Ovviamente niente di più falso.

"Era la droga della Belle Époque"
Quando Emily chiede se l’idea che l’assenzio sia allucinogeno sia solo una leggenda, Luc rincara la dose:
"No, è vero. L'assenzio fu bandito per quasi un secolo in Francia. Era la droga della Belle Époque."
(Nella versione originale inglese viene addirittura paragonato all’MDMA.)
Questa affermazione è completamente sbagliata.
L'assenzio non è mai stato allucinogeno, non è mai stato una "droga" più di quanto possa esserlo il vino per chi ne abusa, e non ha mai contenuto sostanze psicoattive oltre all'alcol etilico.
Gli effetti drammatici attribuiti all’assenzio nell’Ottocento erano in realtà sintomi di alcolismo grave, non il risultato di proprietà psichedeliche.
Il divieto dell'assenzio fu motivato principalmente da ragioni politiche ed economiche, non scientifiche: la lobby del vino francese, in crisi dopo la fillossera, individuò nell’assenzio un capro espiatorio perfetto.
La propaganda demonizzò l’intera categoria a partire da casi isolati, ignorando che proprio i produttori legittimi chiedevano una regolamentazione per eliminare i prodotti adulterati dal mercato.
Nel tentativo di correggere parzialmente il tiro, Cher Pascal, produttore dell’absinthe Rêve Vert, afferma:
“È un drink bello forte, ma non è come la droga, non vi farà uscire di testa… durante la Belle Époque le leggi erano diverse.”
Apprezzabile, ma ambiguo: lascia intendere che in passato le cose fossero davvero diverse, quando in realtà non lo erano affatto.
Un'occasione persa per chiarire definitivamente uno dei falsi miti più duri a morire.

Il colore sbagliato: verde acqua al posto dell'opalescenza
Nelle scene al bar e durante il party al Maxim's, i bicchieri mostrano un assenzio dal colore verde acqua semitrasparente, quasi fluorescente.
Per chi conosce l’assenzio autentico, questo è uno degli errori visivi più evidenti.
L'assenzio vero ha un colore naturale che ricorda il verde salvia o l'olio d'oliva, mai quel verde artificiale e annacquato.
Quando si aggiunge acqua fredda, diventa lattiginoso e opalescente grazie al louche, non resta semi-trasparente come un collutorio.
Quel colore innaturale è tipico degli assenzi surrogati di bassa qualità, colorati artificialmente e incapaci di produrre un louche corretto.

Bicchieri troppo piccoli e fontane senza ghiaccio
Gli appassionati più attenti noteranno anche altri dettagli errati:
- I bicchieri sono troppo piccoli per una preparazione corretta, che richiede una diluizione minima di 1:3
- Le fontane d'assenzio sono scenografiche ma prive di ghiaccio, elemento essenziale fin dall'Ottocento per garantire acqua realmente fredda
Già nella Belle Époque si sapeva che l'assenzio preparato con acqua tiepida aveva un sapore sgradevole e non sviluppava il louche desiderato.


Anche altri esperti se ne sono accorti
Non siamo i soli ad aver notato questi errori.
Adrienne LaVey, YouTuber americana ed esperta di assenzio, ha dedicato un video di reazione completo all’episodio, analizzando punto per punto le inesattezze.
Pur apprezzando la serie, sottolinea come l'episodio rappresenti un'occasione persa: invece di educare milioni di spettatori sulla vera storia dell’assenzio, la produzione ha scelto di perpetuare cliché ormai vecchi.
Cosa apprezzare (nonostante tutto)
Per onestà intellettuale va detto che l’episodio presenta anche elementi apprezzabili: il richiamo alla Belle Époque dimostra rispetto per la dimensione storica e culturale della bevanda, e l'uso di fontane e della Fata Verde è scenograficamente curato, seppur tecnicamente impreciso.
E, cosa non scontata, almeno qui non viene proposta la famigerata preparazione flambé.
Fiction vs Realtà
Emily in Paris non è un documentario storico, e nessuno pretende rigore scientifico da una commedia romantica.
Il problema non è tanto l'episodio in sé, quanto il potere della narrativa popolare nel plasmare la percezione collettiva.
Milioni di spettatori, vedendo queste scene, assorbiranno inconsciamente l'idea che "l'assenzio fa impazzire", rafforzando pregiudizi senza rendersene conto.
Una metafora involontaria del mercato reale
C'è però un aspetto involontariamente ironico in questo episodio: la rappresentazione di un assenzio palesemente surrogato lanciato con una campagna di marketing grandiosa è, di fatto, una perfetta metafora della realtà del mercato dell'assenzio oggi.
Pensateci: nella serie vediamo un prodotto con tutte le caratteristiche di un falso assenzio (colore artificiale, louche inesistente, narrazione ambigua) promosso con uno spettacolo sontuoso: apparenza sopra sostanza. Tanta fuffa e poca sostanza.
Esattamente ciò che accade nella realtà!
I produttori di assenzio autentico, piccole distillerie artigianali, non hanno budget per grandi campagne. Puntano su qualità, tradizione, passaparola.
Al contrario, gli assenzi surrogati hanno packaging accattivante, distribuzione capillare e marketing aggressivo, spesso fondato proprio sui cliché che falsano la storia dell'assenzio.
Sostenuto da chi parla per sentito dire e ricalca le solite leggende metropolitane.
Il risultato è che il grande pubblico poco informatico si lascia abbindolare e conosce e compra quasi sempre l'assenzio sbagliato, creandosi un pessimo ricordo. Mentre quello vero, di qualità, resta confinato a una nicchia informata.
In questo senso, Emily in Paris racconta inconsapevolmente una verità profonda: il trionfo del marketing sulla qualità, dell'apparenza sull'autenticità, sfruttando l'ignoranza del pubblico.
Vuoi scoprire il vero assenzio?
L'assenzio non ha bisogno di leggende sensazionalistiche o di aure proibite per essere affascinante. La sua vera storia, fatta di raffinata tradizione distillatoria, cultura artistica bohémien, battaglie legali proibizioniste, e un profilo aromatico complesso apprezzato per oltre un secolo in tutta Europa - è già straordinaria di per sé.
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