L'ora dell'assenzio raccontata nel 1894 sulla rivista italiana "Natura ed Arte"

Natura ed Arte era una rivista culturale italiana pubblicata con cadenza quindicinale verso la fine del XIX secolo, che trattava di tematiche relative all'arte, alla moda e al buon vivere.

Natura ed Arte - L'ora dell'assenzio

Siamo nella fine dell'800, dunque il periodo di massima diffusione di assenzio, e sul numero pubblicato 15 settembre 1894 c'è un articolo di R. Raqueni dal titolo "Vita parigina", nel quale viene raccontata la vita a Parigi, e in generale nella Francia di quel periodo. L'articolo si apre con questi due argomenti dal titolo L'ora dell'assenzioL'absintheur (ovvero L'assenziofilo)

Di seguito riportiamo l'immagine della rivista originale, la sua trascrizione, ed anche una nostra traduzione in inglese.

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Cappiello

Leonetto Cappiello e l'arte del cartellonismo sull'Assenzio

L’Italia della Belle Époque è stata legata all’absinthe più che per la produzione nazionale di distillati (assai limitata e della quale ad oggi abbiamo reperito scarse e superficiali informazioni), per la produzione artistica di alcuni suoi esegeti come Amedeo Modigliani o l’ingiustamente dimenticato Emilio Praga, rappresentante della scapigliatura milanese, entrambi noti consumatori d’Absinthe (glisso volontariamente su D’Annunzio che mi pare ne consumasse solo per moda).

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Cloe, la fata verde di Paolo Cossi

È disponibile per Edizioni Segni d'Autore il nuovo fumetto di Paolo Cossi dedicato all'assenzio dal titolo Cloe, la fata verde con una postfazione di Andrea Sica de L'Académie d'Absomphe dal titolo "L'assenzio e l'estro se fate".

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Paul Verlaine e l’Assenzio

“Le pauvre Lélian”

Paul Verlaine by Dornac (1892)Nato a Metz nel 1844, ebbe un’infanzia che lui stesso ha definito “gioiosa” (Bonheur). Coccolato e viziato da una madre troppo indulgente e da una cugina orfana, doveva trovare duro il primo contatto con le difficoltà della vita. Suo padre, un militare, andò in pensione nel 1851, e la famiglia si sistemò a Parigi.

Dopo aver compiuto dei mediocri studi secondari, Verlaine trova un impiego in Municipio. Burocrate depravato e già ubriacone, non ha perduto quella sensibilità femminea che lo destina a “una tetra serie di avvenimenti contraddittori” (Confessions).

Lettore di opere oscene, frequenta anche i poeti “artisti” e collabora al primo Parnasse. La morte di suo padre (1865) e soprattutto quella di sua cugina Elisa (1867) lo lasciano disorientato, eppure egli mette in subbuglio il vicinato picchiando sua madre nel 1869.

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Poesie e citazioni sull'Assenzio


CHARLES BAUDELAIRE

Leggi: Charles Baudelaire e l’assenzio: verità e leggende

 



TRISTAN CORBIERE

Ridi bravo! fa’ l’amareggiato,
fa’ la smorfia, Mefisto ’Sbeffeggiami’.
Assenzio! e il tuo labbro giù sbavato…
di’ che tutto ciò ti vien dal cuore.
(Paris, VIII)

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L’Assenzio ed i manifesti pubblicitari italiani di Leonardo Cappiello

Di seguito alcuni manifesti pubblicitari legati all’Absinthe realizzati dall'artista italiano Leonetto Cappiello.

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Carlo Dossi e l’Assenzio

In “Note Azzurre” di Carlo Dossi, pubblicato postumo nel 1912 e in versione integrale nel 1964, sono raccolte quasi seimila annotazioni scritte dell’autore. Alcune sono brevi altre più lunghe, alcune comprensibili altre meno. In alcune di queste viene menzionato l’assenzio, spesso associato al suo amico scapigliato Giuseppe Rovani.

Riporto qui di seguito tutte le annotazioni dove viene menzionato.

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L’Assenzio nella musica

Qui di seguito un elenco di canzoni in cui viene in qualche modo menzionato l'assenzio e di videoclip in cui viene raffigurato.

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L’Assenzio nella pittura

Qui di seguito un elenco di dipinti in cui viene raffigurato l'Assenzio.

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Arthur Rimbaud - e (l’accademia del)l’assenzio

Nato da una tipica famiglia borghese, agiata, politicamente lealista e religiosamente osservante, Rimbaud accettò in modo passivo un’educazione rigida e autoritaria, ma alla prima occasione la ripudiò drasticamente.

Fu infatti un bambino dagli aspetti contraddittori, e queste contraddizioni furono determinanti per il suo destino di uomo e di poeta.
La stessa tradizione famigliare in cui si pone è duplice: la madre incarna la severità e il conformismo borghese, mentre il padre era un militare affascinato dall’Africa, ebbe il gusto dell’avventura e della “libertà libera”, che lo spinse ad abbandonare moglie e figli.

Arthur era il primo della classe del collegio di Charleville, dove ha potuto “sudare d’obbedianza”, anche se “già presentendo violentemente la vela” del “battello ubriaco”, di cui ha sognato i vagabondaggi.

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