Come si beve l'assenzio: Rituale di preparazione

Come si beve l'Assenzio: Rituale di preparazione


La preparazione di un assenzio include un certo rituale che è uguale per tutti, ma allo stesso tempo contiene sfumature che lo rendono probabilmente il distillato più personalizzabile nella storia. 
Vi spieghiamo dunque come si beve l'assenzio correttamente, così come veniva preparato nel XIX secolo.

Anzitutto quando si vuole bere un assenzio si deve preparare il necessario ed avere a disposizione un certo quantitativo di tempo. È accurato dire che la differenza tra un assenzio e uno dei classici liquori commerciali è la stessa che sussiste tra un sigaro e una sigaretta.

Preparazione Assenzio

1) Versare la dose di assenzio desiderata (generalmente circa 3 cl) in un bicchiere.

2) Posizionare sul bicchiere un cucchiaino forato con una zolletta di zucchero e versare lentamente acqua ghiacciata su quest'ultima, in modo che lo zucchero si sciolga e cada nell'Assenzio.

3) È importante che l'acqua sia aggiunta molto lentamente, e dev'essere il più fredda possibile. Man mano che il bicchiere si riempie lentamente si sviluppa il louche (l'intorbidamento che rende l'assenzio lattiginoso man mano che si versa l'acqua) i profumi dell'assenzio si liberano completamente e si possono percepire fraganze che sono appena percettibili nell'assenzio non diluito.

 

4) La quantità di acqua da aggiungere è soggettiva (generalmente sono consigliate da 3 a 5 parti per parte di assenzio), anche se bisogna come minimo permettere al distillato di completare il louche, perché in caso contrario è possibile che non tutti gli aromi siano poi apprezzabili nella degustazione. Una volta che l'Assenzio ha completato il louche si può aggiungere acqua secondo il gusto personale. 

 

 


Per la preparazione di un assenzio sono necessari:

  • Assenzio
  • Bicchiere (possibilmente bicchiere da assenzio)
  • Cucchiao da assenzio
  • Zolletta di zucchero
  • Acqua ghiacciata
  • Caraffa, o altri appositi accessori per versare acqua lentamente (fontana, brouille, balancier)

L'aggiunta di zucchero, posto sul cucchiaio forato, non è requisito fondamentale. Consideriamo che nel XIX secolo il gusto propendeva per una dolcificazione massiccia, esistono foto antiche che attestano l'aggiunta di varie zollette, così come ne esistono dove lo zucchero non è presente.

Per prima cosa si versa l'assenzio nel bicchiere, circa 3cl è una dose standard. Si passa poi ad annusare l'assenzio puro nel bicchiere. Per più dettagli si rimada all'articolo sulla degustazione.

Si passa poi a posizionare il cucchiaino da assenzio sopra il bicchiere e si pone un cubetto di zucchero sul cucchiaino. Si consiglia per la prima volta di provare con mezzo cubetto, ma di fatto il quantitativo di zucchero da utilizzare è un fatto totalmente soggettivo e fornisce il primo elemento di personalizzazione: alcuni bevono l'assenzio con una zolletta intera, altri con mezza, altri con un quarto o senza zucchero addirittura.

In più alcuni mescolano lo zucchero sul fondo del bicchiere dopo aver finito di aggiungere l'acqua, altri invece non mescolano del tutto. Mescolare aumenta la dolcezza dell'assenzio in modo che mezza zolletta con mescolamento alla fine equivale ad una zolletta intera senza mescolamento. Ovviamente chi non mescola si ritrova con molto più zucchero nella parte finale dell'assenzio.
La realtà è che bisogna provare le varie opzioni per capire cosa si preferisce. Provate con mezza zolletta, poi una, poi un quarto, mescolare, non mescolare, e capirete in breve qual è la vostra preferenza.

 

Bevitore assenzioSe si sta usando una caraffa si passa quindi a versare l'acqua ghiacciata (cubetti di ghiaccio nell'acqua sono consigliati per tenere l'acqua il più fredda possibile) molto lentamente sopra il cubetto di zucchero. L'ideale è versare l'acqua goccia a goccia. Poco a poco lo zucchero si scioglierà precipitando nell'assenzio, e l'assenzio inizierà lentamente a formare il louche (intorbimento), man mano che gli olii essenziali precipitano dalla soluzione con l'alcool.

Per un neofita può essere difficile regolare il flusso d'acqua a mano da una caraffa, quindi potendo è consigliabile avere una apposita fontana per assenzio (i cui ugelli possono essere regolato per far uscire l'acqua goccia a goccia), o una brouille (non consigliata però con assenzi delicati perché il flusso d'acqua è troppo rapido).

 

La scelta dell'acqua non è eccessivamente importante, basta che sia una buona acqua minerale (non acqua del lavandino ovviamente) non troppo pesante, ma allo stesso tempo non troppo piatta come l'acqua distillata.

Una volta che il louche in fondo al bicchiere si è ben formato, noterete che appare uno strato al di sopra del louche di assenzio limpido, non diluito. E più si aggiunge acqua, più lo strato si assottiglia, fino a sparire del tutto.

Ora viene il momento di decidere il quantitativo di acqua da aggiungere all'assenzio, e qui arriviamo al secondo elemento di personalizzazione: per poter apprezzare il complesso bouquet aromatico di un assenzio, la regola vuole che si aggiunga acqua almeno fino a quando lo strato non diluito svanisce. Quanto poi aggiungere dopo questo punto è di nuovo interamente soggettivo! Di norma l'assenzio si beve con diluizioni che vanno dalle 2 parti di acqua per ogni parte di assenzio, alle 5 parti di acqua per ogni parte di assenzio, ma ognuno aggiusta la diluizione in base al proprio gusto. Ad alcuni l'assenzio piace più concentrato, ad altri più diluito.

L'unico modo è nuovamente sperimentare con i vari rapporti di diluizione per trovare quello che più aggrada. In linea generale io consiglio chi inizia a bere assenzio di partire con un rapporto 1:3 e poi valutare più o meno acqua.

Il bello della diluizione è che si può anche assaggiare l'assenzio man mano che si versa l'acqua per vedere come cambia il sapore al variare della diluizione.
Una volta portata a termine la diluizione, si può mescolare l'assenzio con il cucchiaino per scogliere meglio lo zucchero nel fondo, oppure semplicemente mettere il cucchiaino da parte ed iniziare ad annusare l'assenzio e berlo a piccoli sorsi.

Come accennato all'inizio, l'assenzio è un distillato che richiede il suo tempo, sia nel rituale di preparazione, sia nella degustazione. Allo stesso tempo bisogna prestare attenzione a non impiegare un'ora prima di finire il bicchiere, perché nel frattempo (sopratutto quando fa caldo) l'assenzio diventerà caldo. È importante goderselo con calma ma allo stesso tempo non aspettare troppo, perché l'assenzio è buono freddo.

 


Non dare fuoco all'assenzio

Non bruciare assenzioTra le tante imprecisioni e falsità che si raccontano sull'Assenzio la più lampante -mai termine fu più calzante- riguarda il metodo di preparazione.

In nessun caso si utilizza il fuoco nella preparazione dell'Assenzio. La preparazione flamé che consiste nel bruciare l'alcol, o bruciare la zolletta di zucchero, è un metodo inutile inventato di recente (nel 1994) dai fornitori di imitazioni di assenzio per far sembrare i prodotti più scenografici e rafforzare l'immagine di una fantomatica droga illecita rovinandone il gusto.

Tra tutte le infinite foto/immagini/pubblicità/locandine/poster/disegni/quadri/(cromo)litografie dedicate all’assenzio risalenti al periodo antecedente al bando, non vi capiterà (mai e poi mai) di trovare (neppure) una singola testimonianza di assenzio flambé - e nessun esperto o conoscitore della fata verde potrà dirvi che si tratta di un metodo di preparazione storico e/o accettabile. 

Per approfondire leggi: Assenzio flambé: facciamo chiarezza su questo abominio

 

Il Laudano, un falso storico

Urge precisare che non esistono documenti storici che attestino l'aggiunta di laudano nella preparazione di un bicchiere di assenzio, né nelle cronache né in letteratura. In "Confessioni di un mangiatore d'Oppio" di de Quincey ad esempio, si parla dell'aggiunta di Laudano o grani d'Oppio nel vino ed in altre bevande, ma non si fa mai riferimento all'Absinthe.

Le leggende legate all'utilizzo del Laudano nascono molto dopo il bando per ribadire l'aura di "bevanda maledetta" dell'Assenzio; soprattutto dopo la sua "rinascita" moderna alcuni produttori hanno deciso di cavalcare l'alone di mistero che circondava la Fata verde sia incentivando la diffusione di ogni tipo di diceria, sia inventando di sana pianta notizie e riferimenti storici (come ad esempio il metodo di preparazione "Boemien" a base di fuoco, falso storico) al solo fine di sfruttare commercialmente la credulità dei potenziali acquirenti.


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