Assenzio Lazzaroni: è davvero autentico? Risposta breve: NO!
Nonostante l’etichetta riporti la dicitura "Assenzio Autentico" e "ricetta classica di inizio secolo", il "liquore" Lazzaroni ha ben poco in comune con l'autentico Absinthe storico di tradizione franco-svizzera. In questo articolo analizziamo nel dettaglio perché.
Innanzitutto chiariamo che che nei vecchi manuali liquoristici italiani troviamo spesso generiche ricette per "assenzio", perlopiù liquori preparati per macerazione a base di pianta di artemisia (che ritroviamo in tanti liquori, amari e infusi di ogni tipo).
Tuttavia, quando parliamo di Assenzio, il riferimento è chiaro: il celebre Absinthe francese, un distillato raffinato che conquistò il popolo, oltre che artisti e letterati del XIX secolo, fino al suo bando all'inizio del '900.
Da quando l'Assenzio è tornato legale, intorno alla metà degli anni 2000, piccole distillerie hanno iniziato a produrre assenzio esattamente come un tempo. Ma, al contempo, la mancanza di un disciplinare internazionale ha permesso la diffusione anche di prodotti che portano il nome "Assenzio" ma che hanno poco o nulla a che fare con l'autentico Absinthe del XIX secolo.
Prendiamo come esempio l'"Assenzio"(?) moderno prodotto dal'azienda italiana Lazzaroni & Figli, che sfoggia in etichetta la scritta "Assenzio Autentico". Ma è davvero così?

Le caratteristiche dell'Assenzio autentico
Nel XIX secolo esistevano numerose marche di assenzio di alta qualità - note come Absinthe Suisse oppure Absinthe Supérieure - molto apprezzate e diffuse a livello internazionale. Si trattava della categoria di assenzio più diffusa e popolare nel mondo.
Al contempo c'erano altre etichette più economiche, prodotte con oli essenziali destinate ai più poveri, e prodotte in piccoli lotti e certamente poco diffuse.
Se ci concentriamo sui marchi più rinomati e diffusi di assenzio superiore, possiamo notare che condividevano alcune caratteristiche fondamentali, tra cui:
- Prodotto per distillazione, non semplicemente una infusione o miscela di oli, ergo: non era un liquore.
- Ingredienti chiave: la "Holy Trinity", composta da artemisia absinthium, anice verde e finocchio.
- Niente coloranti artificiali, poiché il colore verde era ottenuto in modo naturale attraverso l'infusione di erbe.
- Non avevano mai zucchero aggiunto.
louche di di un vero assenzio rinomato a confronto con quello quello debole di Lazzaroni
L'etichetta dell'Assenzio Lazzaroni
Nomen omen? Dando un'occhiata alla loro etichetta e alla descrizione sul loro sito, emergono diverse discrepanze rispetto agli standard storici.
- La dicitura "liquore" e la descrizione "Prodotto tramite l'infusione delle foglie" ci fa intendere che quasi certamente non si tratta di un prodotto distillato, ma un macerato. O, al limite, un miscuglio di oli essenziali. L'azienda, infatti, famosa per la produzione di biscotti, non ci risulta che sia una distilleria.
- Gli ingredienti dichiarati includono artemisia (non specificano quale), anice (non specificano se anice verde o anice stellato) e coriandolo. E mancherebbe il finocchio, elemento essenziale della Holy Trinity.
- Contiene coloranti artificiali (E102 ed E132) per il colore verde.
- Contiene zucchero.
Insomma, sembra essere esattamente tutto l'opposto dell'Assenzio superiore del XIX secolo. Che, ripetiamo, era quello più popolare e diffuso. Eppure, sull'etichetta campeggia senza esitazione la scritta "Assenzio Autentico", e viene pubblicizzato come "Ricetta classica di inizio secolo", ma quale secolo? Perché l'inizio del secolo in cui ci troviamo ora è l'anno 2001.
Anche solo basandoci su una semplice logica: qualcuno comprerebbe mai, per esempio, un vino rosso se sapesse che è stato colorato con un colorante rosso artificiale invece che in modo naturale con l'uva?
E perché mai qualcuno dovrebbe apprezzare uno pseudo-assenzio colorato di verde in modo artificiale? Ricordiamo che nei veri assenzi autentici il verde (quando presente) è dovuto da una naturale infusione di piante clorofiliane.

Ma è davvero corretto?
Sia chiaro: in mancanza di un disciplinare internazionale (ad oggi esiste solo in Svizzera e a Pontarlier), è legale chiamare "Assenzio" un prodotto anche se non rispetta le caratteristiche dell'Assenzio più noto e storico. Ad oggi chiunque potrebbe prendere un qualsiasi alcool, anche scadente, colorarlo chimicamente del colore che vuole ed etichettarlo come "Assenzio".
Ed è, purtroppo, ciò che avviene nella maggioranza dei casi e con la maggior parte del (non) assenzio che troviamo in vendita. Tuttavia, questa eccessiva "libertà" rischia di confondere chi è meno esperto o chi desidera assaporare un prodotto autentico, simile all'Absinthe dell'Ottocento storicamente più conosciuto.
Una comunicazione più onesta - ad esempio, "Liquore a base di artemisia", evitando diciture come "autentico" o "ricetta classica di inizio secolo" - eviterebbe fraintendimenti e sarebbe più rispettosa non solo degli acquirenti, ma anche della tradizione e verso i distillatori di oggi che, con non poca fatica, producono assenzio autentico di qualità, rispettando fedelmente ingredienti e metodi produttivi dell'Assenzio dell'Ottocento più diffuso all'epoca.
Per chi ci segue, e chi conosce e apprezza l'Assenzio autentico, queste differenze sono evidenti. Ma per chi è poco informato potrebbe essere fuorviante.
Come riconoscere un vero Assenzio?
Se vuoi approfondire e imparare a riconoscere un assenzio autentico, dai un'occhiata alla nostra sezione: Come riconoscere un vero assenzio, e consulta anche il nostro Elenco delle marche di Assenzio autentico per scoprire i produttori di assenzio che rispettano la tradizione.
