Il 18 febbraio 2026, il Tribunale di Commercio di Besançon ha dichiarato la liquidazione giudiziaria della distilleria Les Fils d'Émile Pernot, fondata a Pontarlier nel 1889 e considerata una delle più antiche distillerie di assenzio ancora attive in Francia. Una storia lunga 137 anni, sopravvissuta al proibizionismo del 1915, a due guerre mondiali e a decenni di crisi del settore, si trovava all'improvviso sull'orlo della cancellazione definitiva.
Avevo raccontato quella vicenda in dettaglio nell'articolo Émile Pernot: la storica distilleria di assenzio dichiarata fallita dopo 137 anni, dove analizzavo le cause strutturali del fallimento e i quattro scenari possibili per il futuro. Il migliore era la ripresa da parte di un produttore del settore con le competenze e la volontà di fare assenzio di qualità.
Quel migliore scenario si è avverato!
Sette offerte, una decisione
Lunedì 18 maggio 2026, in tarda serata, il Tribunale di Commercio di Besançon ha reso nota la propria decisione: tra le sette offerte di acquisizione pervenute, il tribunale ha scelto quella della distilleria Guy di Pontarlier.
Il presidente della distilleria Guy, Laurent Fery, ha commentato senza esitazioni: «Riprendiamo l'intera società, il personale e la sua storia, per dare una continuità all'azienda Pernot».
Delle sette offerte, tre avevano concentrato l'attenzione del tribunale, come ha spiegato il mandatario liquidatore Maître Pascal Guigon: quella della distilleria Guy, quella della distilleria Cherry Rochet (un produttore con sede in Isère) e quella di Stéphanie Marty-Terrade, la direttrice dell'azienda dal novembre 2024. Le prime due presentavano, secondo Guigon, «una vera solidità finanziaria» ed erano «ugualmente valide sul piano della continuità dell'impresa». A fare la differenza è stata l'offerta economica: 380.000 euro da parte della distilleria Guy, contro 300.000 euro di Cherry Rochet.
Ha pesato anche un elemento umano: i quattro dipendenti rimasti hanno espresso il proprio sostegno all'offerta Guy davanti al tribunale. «Non è questo che determina la decisione del tribunale, ma ne tiene ovviamente conto», ha precisato Guigon.
Quanto all'offerta della direttrice, il liquidatore l'ha descritta come «del tutto valida», aggiungendo: «La signora Marty-Terrade era completamente assorbita dall'azienda. La viveva completamente, ed era un bene che ne facesse parte, ma si presentava con privati, non con una società strutturata, e questo rende le cose più complicate con un'attività già in essere».
Chi è la distilleria Émile Pernot
Fondata a Pontarlier nel 1889, la distilleria Les Fils d'Émile Pernot era molto più di un'azienda produttrice di assenzio. Era una delle pochissime distillerie storiche francesi sopravvissute al proibizionismo del 1915, a due guerre mondiali e a quasi un secolo di oblio della Fata Verde. Con la rinascita dell'assenzio nei primi anni 2000, era diventata uno dei riferimenti internazionali del settore: prodotti come l'Absinthe Roquette 1797, l'Absinthe Vieux Pontarlier e l'Absinthe Un Émile avevano conquistato estimatori in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone. Custodiva inoltre antichi alambicchi storici Egrot e Grangé, strumenti costruiti specificamente per la distillazione dell'assenzio nell'epoca d'oro della Fata Verde, oggi irriproducibili perché quella ditta non esiste più. Perdere Émile Pernot non sarebbe stato soltanto la chiusura di un'impresa: sarebbe stata la cancellazione di un pezzo di memoria artigianale europea.
Chi è la distilleria Guy
La distilleria Guy, con sede a Pontarlier, è l'altra grande sopravvissuta storica dell'area. Nata nella stessa epoca di Émile Pernot, è rimasta un'azienda familiare fino al 2020, anno in cui è stata acquisita dalla società di investimento Capelia. È oggi la sola distilleria storica di Pontarlier che avesse attraversato il secolo senza interruzioni: con questa acquisizione, raccoglie sotto di sé il patrimonio di entrambe le grandi case che avevano resistito al proibizionismo del 1915 e a tutto ciò che venne dopo.
Laurent Fery ha sottolineato esplicitamente questo legame storico come una delle ragioni che lo hanno spinto a presentare l'offerta: «C'è un legame storico tra i due stabilimenti. Erano rimasti i due attori storici della regione».
I marchi, il personale, il futuro
Fery è stato chiaro sulle intenzioni: «Il nostro obiettivo è ridare vita ai marchi storici, emblemi della regione. Vogliamo ridare slancio a tutte le tecniche storiche di Émile Pernot, che è un attore essenziale del territorio». Il nome Émile Pernot sarà conservato.
La complementarità produttiva è un elemento che Fery cita esplicitamente: Émile Pernot possedeva un patrimonio sull'assenzio che Guy non aveva in egual misura, con marchi molto noti come il Junod e il Klainguer, ma anche l'acquavite di genziana Marcel-Michel. «Sono cose che non facciamo da Guy e che i nostri clienti ci chiedono. Abbiamo molta voglia di rimetterle in moto».
I quattro dipendenti rimasti passeranno alla distilleria Guy. La direttrice Stéphanie Marty-Terrade ha commentato con evidente sollievo: «I quattro dipendenti che restano, me compresa, sono sempre stati presenti per salvaguardare questo marchio e, in modo diretto, anche i propri posti di lavoro. Questo progetto di ripresa corrisponde a ciò che tutti desideravamo. C'è la salvaguardia dei marchi, dell'emblema Pernot, e dei posti di lavoro. Era la cosa più importante per tutti noi. Penso che d'ora in poi potremo dormire un po' più tranquilli».
Restano alcune incognite operative. La distilleria al Frambourg, a La Cluse-et-Mijoux, era in affitto: non è ancora chiaro se la produzione proseguirà in quella sede. È anche presto per sapere come si tradurrà giuridicamente la continuità del nome e dei marchi. «Abbiamo appreso la notizia lunedì alle 18:30, e al momento stiamo ancora prendendo le misure, soprattutto sul piano umano», ha spiegato Fery. «I quattro dipendenti escono da un periodo molto difficile e stiamo lavorando per accoglierli. Stiamo conducendo un audit della società e del suo stato, perché è comunque un'azienda che ha sofferto per molti anni». Il passivo ammontava a circa 1,2 milioni di euro.
Ora la parola passa alle bottiglie
Nell'articolo di febbraio scrivevo che il caso Émile Pernot era «uno specchio scomodo per l'intero settore dell'assenzio autentico». Lo è ancora, anche in questo epilogo più luminoso.
La distilleria Guy ha potuto fare un'offerta da 380.000 euro perché ha una base economica solida, costruita in parte su quel Pontarlier-Anis locale e quotidiano che Émile Pernot non aveva. Ha potuto farlo perché alle spalle c'è una società di investimento strutturata. Ha vinto, in ultima analisi, perché aveva risorse che l'altra non aveva più.
Il fatto che sette soggetti si siano fatti avanti per rilevare una distilleria con un passivo da 1,2 milioni di euro dice qualcosa di importante: il valore simbolico e produttivo di quei marchi, di quegli alambicchi, di quella storia, è reale e riconosciuto. Non era scontato.
Ma il lieto fine non cancella la lezione. Émile Pernot non è collassata per cause di forza maggiore, o solo per le speculazioni dei dazi americani, o per il costo dell'energia. È collassata anche per scelte interne: un calo qualitativo prolungato e mai davvero corretto, una rigidità commerciale fuori misura rispetto al mercato che si voleva servire, una campagna di marketing come quella dell'Absinthe 66,6 che tradiva l'identità stessa del marchio.
Il nome Émile Pernot sopravviverà. Gli alambicchi storici, si spera, torneranno a lavorare. I dipendenti hanno un futuro. È un esito che, a febbraio, non era affatto garantito.
Ora tocca alla distilleria Guy dimostrare che quell'eredità è in mani capaci. Non con le parole, che sono già state giuste e appropriate, ma con quello che uscirà dalle bottiglie.
