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Di Eros Garelli e Chiara Alfonzetti

ABSINTHE: BLANCHETTE
DISTILLERIA: Combier, Saumur, Francia - www.combier.fr

GRADAZIONE ALCOLICA: 60% vol.
TIPOLOGIA: Assenzio bianco di qualità medio-alta.
GIUDIZIO: * * */*

INTRODUZIONE:
Il Blanchette nasce dalla collaborazione tra la distilleria Combier e il titolare della Jade Liqueurs con lo scopo di riportare alla luce e di riprodurre fedelmente l’antico assenzio Combier, utilizzando gli stessi ingredienti e procedimenti/alambicchi dell’epoca.
Sembra infatti che il titolare della Combier, fondata nel 1834 e tutt’ora tra le distillerie artigianali più importanti della Francia, dopo l’esperienza positiva ottenuta con le repliche Jade (resuscitate da Ted Breaux ma distillate presso la Combier), abbia deciso di rispoleverare la ricetta e la produzione del loro storico blanche, prodotto dal 1899 fino alla messa al bando dell’assenzio in Francia.
Anche l’etichetta, non presentando problematiche a livello di copyright, come è accaduto con gli Jade, fortunatamente è identica a quella del passato.
Fino a non molti anni fa, pur essendo un bianco, il Blanchette presentava una chiara nota giallognola, tipica degli assenzi tradizionali incolore di scuola francese (che si differenzia dai La Bleue svizzeri, solitamente trasparenti come l’acqua). Le cause di una tinta leggermente giallognola possono essere date dal procedimento di distillazione, ma anche da alcuni pollini (ad esempio fiori di artemisia absinthium o camomilla) particolarmente volatili che non vengono filtrati durante la distillazione.
Oggi, una colorazione non perfettamente trasparente, tende ad essere penalizzata dalla maggior parte degli esperti (aspetto su cui noi, come Académie, non siamo completamente d’accordo, tanto che abbiamo ritenuto di prenderne le distanze nelle istruzioni per l’uso della nostra scheda di valutazione).
In ogni caso, per evitare critiche o polemiche sulla non trasparenza del Blanchette, si è scelto di adeguarsi al nuovo protocollo dei bianchi svizzeri, e così anche il bianco Combier, similmente agli altri bianchi francesi (Un Emile, Wormwood Blanche, White Fairy, Blanche de Fougerolles, La maison fontaine) è diventato assolutamente trasparente. O quasi.
La gradazione alcolica del Blanchette è di 60°, tipica degli antichi absinthe blanche.

 

PRESENTAZIONE:
Bottiglia di vetro trasparente (solitamente accettabile, per un bianco) e tappo in sughero “a T” pratico ed efficace. Etichetta classica ed estremamente elegante.
Sul retro, come da (buona) abitudine (vedi Jade), è presente la data di imbottigliamento, utile anche per distinguere i bari batch.

 

COLORE: –
Si tratta di un assenzio praticamente incolore – motivo per cui abbiamo scelto di non assegnare un voto alla sua (e di altri bianchi) non colorazione.

 

LOUCHE: 8

Sicuramente un buon louche: l’intorbidimento è completo e abbastanza complesso, senza risultare eccessivo come nei pastis o nei surogati a base di anice stellato – e nenneno come quello dei La Bleue svizzeri di ultima generazione, leggermente più spessi e cremosi. Oil trails ben in evidenza fin dall’inizio, top layer ben definito. Insomma, un buon louche, molto regolare, anche se non particolarmente complesso come nei migliori verte.

 

COLORE DOPO L’AGGIUNTA D’ACQUA: 8

Come già accennato, opacizza completamente, senza risultare eccessivamente lattiginoso o spesso. Colore assolutamente convincente, pur mancando le sfumature e gli altri parametri che si analizzano in un verde.

 

ASSAGGIO: 50/60

All’olfatto si nota un leggero sentore di acquavite, ma la (relativamente) bassa gradazione (rispetto a quella sotrica di un verde di qualità superiore) contribuisce a renderlo non troppo aggressivo.
L’artemisia absinthium è chiaramente riconoscibile, così come anice e finocchio, ovvero gli altri due ingredienti della holy trinity.
Non essendo presente la colorazione, la complessità risulta leggermente penalizzata, ma rispetto ad altri bianchi molto spartani (tipo l’Un Emile bianco) conserva comunque una sua dimensione credibile e relativamente complessa.
All’assaggio lo trovo molto elegante, in qualche modo leggero, facile, non troppo impegnativo (Duplais verde) o eccessivamente complesso o caratterizzato (come alcuni Devoille che a mio modo di vedere alla lunga tendono a stufare).
Gli ingredienti sono amalgamati in maniera abbastanza coerente, e il risultato è un tutt’uno compatto e credibile, senza protagonismi o sbilanciamenti degni di nota. Forse l’anice è leggermente (ma solo leggermente) sottotono, e questo non potrà far altro che renderlo più gradevole ai nemici delle bombe d’anice, traumatizzati dai pastis e dalle sambuche commerciali.
Buona persistenza in bocca, pur nella sua elegante semplicità.

 

COMPLESSO: 8

Il Blanchette è ormai un classico collaudato, anche se negli anni non lo trovo affatto migliorato, anzi. Personalmente rimpiango le vecchie versioni un po’ giallognole, e non soltanto per una questione di colore.
Nel complesso si tratta sicuramente di un absinthe di medio-alta qualità, , morbido e corposo, ma allo stesso tempo elegante e raffinato.
Senza dubbio uno dei migliori (e più rappresentativi) bianchi francesi attualmente in produzione.


TOTALE: 74/100

Note di assaggio: Preparazione con fontana e mezza zolletta.


PREGI:
– Replica di un assenzio storico francese.
– E’ uno dei bianchi francesi più interessanti e rappresentativi
– Buona presentazione ed etichetta storica


LIMITI:
– Complessità non da record
– leggerissimo downgrade nelle ultime versioni
– Bottiglia trasparente.


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