Intervista a Marco Der Einzige Tonarelli. Le grafiche, la poesia, i boschi e l'assenzio

Intervista di Andrea Sica a Marco Der Einzige Tonarelli

Andrea: Ciao Marco, raccontaci qualcosa di te

Marco: Che dire, sono uno squattrinato che ha deciso di vivere assecondando le proprie passioni; “lavoro” il meno possibile perché “il lavoro debilita l’uomo (e la donna)” e per lavoro intendo quello salariato; Carlo Monni, un grande attore toscano, raccontava la storia del ciabattino anarchico di Campi Bisenzio che aveva calcolato il guadagno per assicurarsi un’esistenza dignitosa in 2 scarpe riparate al giorno, leggenda vuole che per tutta la vita non abbia mai superato quella soglia ed ecco, io tento di seguire le sue orme, sono anarchico certificato da varie questure del centro/nord e tento di lavorare a salario quel minimo che mi serve per vivere con dignità, il resto del tempo lo impiego in lavori non monetari in bosco (beh ogni tanto qualche moneta arriva...), scalando, esplorando, intagliando legno, dipingendo male e altrettanto male suonando il flauto traverso, scrivendo, divulgando il verbo assenziofilo. Mi diletto di grafica, le immagini dell’associazione sono farina del mio sacco. In generale mi definirei “dilettante professionista”.

Sono molto vanitoso ma non mi prendo troppo sul serio e chi ha a che fare con me dovrebbe fare altrettanto.

Sono verboso e grafomane, strenuo difensore del punto e virgola, esegeta dell’inutilità. Poi c’è tutto il resto che (non) mi definisce.

Basta come presentazione?

Marco Tonarelli degustazione Firenze

A: Soddisfacente. Come e quando sei entrato nel mondo dell’Absinthe? Quali sono stati i tuoi primi assaggi?

M: Dunque ho sentito parlare o meglio, ho letto dell’esistenza della Fée Verte fra le pagine di Rimbaud e Wilde; per anni ho pensato di provare a trovarne o di autoprodurlo, ma poi fra le mille cose nelle quali ero imbarcato il tutto passò in secondo piano, almeno sino a fine 2002 quando fra un lavoro di fotoritocco ed un altro cominciai a cercare in rete notizie più precise - ai tempi delle letture citate internet era non agli albori ma quasi, almeno per me - invischiandomi nel pantano delle mille leggende che aleggiavano attorno all’Absinthe.

Era davvero complicato riuscire a destreggiarsi nella selva di racconti improbabili come quelli vergati dalla fantasia di tal Quequero che oltre a proporre una “ricetta”, chiamiamola così, “home made”, Vagheggiava di visioni di maniglie che si liquefacevano e quant’altro, a pensarci ora mi vien da sorridere, ma ai tempi in molti davano credito a queste sciocchezze e per anni ci abbiamo dovuto fare i conti.

Essendo curioso e scettico per costituzione approfondii le ricerche sino a capitare su un sito italiano gestito fra gli altri da Paolo Castellano, al quale si deve riconoscere l’indubbio merito di aver portato in Italia i primi assenzi autentici e di aver fatto la prima vera controinformazione sulla cara Fée verte.

I primi assaggi sono stati dei surrogati acquistati da Paolo circa nel 2003, ai tempi non si trovavano absinthes autentici ed il primo arrivò di li a poco.

Cronologicamente se non ricordo male acquistai prima un Teichenné, “ottimo” concentrato di coloranti e anice stellato... non mi piacque particolarmente ma qualcosa mi diceva che non avevo imboccato il giusto sentiero e decisi quindi di insistere; provai quindi il vecchio surrogato Pernod, decisamente migliore, e con questo cominciai ad appassionarmi, poi finalmente arrivò l’Un Emile di Pernot (il primo Absinthe autentico commercializzato).

La primissima batch aveva l’etichetta stampata (male) in casa, il colore del distillato era un giallino sporco molto chiaro, nulla a che vedere con il verde uranio dei surrogati ma... per il diavolo li scoccò l’Amore, l’Amore vero! Il sapore era completamente differente dai surrogati testati precedentemente, ed anche se il Pernod poteva ricordarlo alla lontana con l’Un Emile eravamo assolutamente su un altro pianeta. A seguito di ciò arrivarono i primi cucchiai e la prima fontana in vetro, che anni dopo mi rubarono, speriamo ne abbiano fatto un uso consono.

Ho ancora le prime bottiglie di Un Emile in soffitta, ovviamente vuote, ma sono un bel ricordo, un giorno scriverò un articolo sull’evoluzione dell’etichetta in questione, corredando con foto.

 

Marco Tonarelli autoritratto acquerello assenzioA: La scena assenziofila italiana è partita con uno strettissimo gruppo di persone, di cui tu facevi parte, pochi appassionati che cercavano di informare e tra loro di informarsi. Dopo tanti anni cos’è cambiato? Come si condividevano le informazioni all’inizio rispetto ad oggi? E perché secondo te molti assenziofili storici hanno un po’ abbandonato la divulgazione attiva diretta?

M: All’inizio ognuno ha fatto da sé, poi la nascita del primo forum catalizzò le energie dei primi appassionati e su quelle pagine la seconda generazione di assenziofili si è formata, si parla però di mesi e non di anni, di fatto noi del primo e del secondo  nocciolo, “assenziofilamente” parlando, siamo “coetanei”.

Il primo forum è stato qualcosa di speciale, non parlavamo solo di Absinthe ma di pittura, letteratura, dell’universo artistico tout court, il tutto declinato al verde; su quelle pagine si sono letti racconti e poesie degli utenti, si sono visti disegni, quadri e quant’altro, non sempre la qualità rispecchiava le intenzioni e non era quello che importava, ma il fermento culturale e l’immaginario che si stava creando covava già in nuce quella che di li a qualche anno sarebbe stata l’Académie prima maniera.

Per un periodo poi mi allontanai dal mondo dell’Absinthe, forse per un annetto, quando tornai c’erano più assenzi, più appassionati e dopo poco il forum (il secondo) chiuse e molte discussioni si spostarono su Facebook, io non avevo profilo e lo aprii proprio per continuare a parlare della buona vecchia Fée Verte.

Dopo tanti anni, per noi che si siamo da sempre, ovviamente sono venuti meno sia il piacere che lo stupore della scoperta, ma è normale, gli amori veri evolvono ma non si sopiscono, cambiano solo forma, basta riconoscerla, accettarla e goderne ancora.

A livello di scena assenziofila dopo qualche anno davvero interessante c’è stata una caduta d’interesse generale verso la Fée Verte, e non solo a livello italiano e questo è dimostrato dalla chiusura di forums e siti internazionali che erano importantissimi a livello divulgativo, mi viene da citare ad esempio feeverte.net.

Da qualche tempo però, a fronte dei problemi che ci sono stati nel mondo dell’Absinthe, culminati con la vendita di Pre-Bando fasulli, sto notando un rinnovato interesse verso l’Assenzio ed il suo mondo, sia a livello estero che nazionale.

Quello che mi manca un po’ rispetto ai “bei tempi andati” è, come dire, l’approccio ma no, non è il termine giusto, non saprei come definire la cosa... diciamo che mi manca il fermento culturale/artistico che si era creato attorno al primo forum, mi piacerebbe che oltre a postare foto di bicchieri e impressioni di degustazione si ricominciassero a vedere opere grafiche e leggere scritti dei varii assenziofili, magari ascoltare della buona musica, alla fine oramai l’Assenzio non è solo un aperitivo gradevole, ma un mondo con il suo immaginario, magari un po’ impolverato ma che spero torni a rilucere nuovamente.

Riguardo ai “vecchietti” della scena l’allontanamento dal proscenio credo sia semplicemente dovuto alla stanchezza di aver lavorato per anni per tenere a galla il galeone verde, che forse per alcuni in qualche momento è stato più una Galera (sempre di nave si tratta, ma d’altro tipo); Qualcuno, citando una vecchia canzone anarchica, si è sentito “ciurma anemica” e nel momento in cui c’è stato ricambio generazionale ha deciso di rilassarsi e tirare - per ora e ne sono certo - i remi in barca.

Rammento che gli “Accademici”, intesi come membri attivi dell’associazione, sono tutti volontari e molti per anni hanno speso il loro tempo libero ed il loro denaro dietro l’Académie.

 

Marco Tonarelli degustazione LuccaA: Di fatto ai neofiti si è sempre dovuto fare un po' di fatica nello spiegare le basi dell’Assenzio, e ciò un po' scoraggia: la diluizione in acqua, il colore di un vero Assenzio, chiarire che si tratta di un distillato e non un macerato, eccetera. Ma infondo, dopo tanti anni e tanti sforzi, qualcosa è cambiato?

M: In parte credo di si, certo tocca sempre ripetere le medesime cose e ultimamente sempre più spesso (buon sintomo, ovviamente), ma capita anche sempre più sovente di avere a che fare con persone che hanno già un’ottima infarinatura, che spesso si sono fatta sulle nostre pagine, il che non può che far piacere.

 

A: Cosa si dovrebbe fare per diffondere meglio perlomeno le informazioni basilari?

M: Buona domanda. Cedo che in rete il lavoro fatto e che stiamo facendo sia ottimo, ci sarebbe ora da lavorare sul “fisico” oltre che sul virtuale.

Sarebbe bello, nel prossimo futuro, organizzare un raduno un po’ più professionale rispetto a quelli bellissimi ma “caserecci” tenuti in passato ma per fare ciò prima c’è da lavorare sui locali: ad oggi che servono Absinthe autentico con cognizione ce ne sono davvero pochi e comunque nonostante l’Assenzio stia riconquistando la dignità che merita trovare gestori che abbiano voglia di provare ad investirci un minimo su è complicato, ma anche li qualcosa si sta muovendo e questo nonostante la mancanza di un distributore nazionale, questione che spero si risolva se non a breve almeno nel medio periodo e contestualmente sperare nella modifica della nuova regolamentazione europea sulla vendita di prodotti soggetti ad accisa fuori dai confini nazionali.

Personalmente mi son sempre mosso in giro per l’Italia con la mia fida fontana a tenere degustazioni più o meno riuscite e spero che la primavera porti séco nuove opportunità di divulgazione, qualcosa si sta muovendo ma facciamo gli scaramantici, ne parleremo a tempo debito.

Intanto a breve sarà disponibile la nuova edizione del nostro compendio, aggiornato sia nella grafica che nei contenuti, come sempre scaricabile liberamente in PDF, ma che spero di poter anche materializzare in un’edizione cartacea, ci sto lavorando.

 

A: Qual è il miglior modo per un novizio di approcciare alla degustazione di un Assenzio? E cosa consiglieresti, invece, ai più esperti?

Innanzi tutto chi si avvicina al mondo dell’Absinthe dovrebbe farlo cosciente che nonostante il fascino indubbio della bevanda non starà per degustare che un ottimo distillato, con le sue particolarità. Premesso ciò la cosa migliore è sempre informarsi e cominciare con un Assenzio di facile degustazione, sia per abituare il palato, sia per cominciare a distinguere le sue caratteristiche organolettiche, iniziare con un Assenzio di fascia alta potrebbe non essere una buona idea; va da sé che in quest’ottica cominciare con un surrogato non sarebbe proficuo.

Ai più esperti consiglio di provare almeno una volta, se non l’hanno già fatto, la degustazione di un Pre-Bando. Il costo è alto, è vero, anche per una sample, però è un’esperienza da provare assolutamente.

 

Marco Tonarelli ritratto acquerello assenzioA: Quali sono stati e quali sono attualmente i tuoi assenzi preferiti? Hai avuto a che fare con delle rarità?

Sono legato al vecchio Un Emile per i motivi esposti poco sopra, poi in passato ho amato il Verte de Fougerolles, il Duplais verte che ho degustato per anni, l’Authentique prima del calo qualitativo ed i Jade ovviamente, la Blanchette, il Butterfly; poi la Grenouille, non più in produzione così come L’Ancienne, due capolavori del nostro Stefano Rossoni.

Attualmente parlando di produzioni “standard” il mio preferito rimane l’Edouard ed a seguire gli altri Jade in ordine interscambiabile a seconda dei periodi, ho amato molto il Gustave fout de chene ed i due Opal, sia Verte - sublime - che Vit, due degli assenzi meglio riusciti e più interessanti degli ultimi anni, poi la Blanchette che non mi stanca mai e L'Entété, assenzio basico ma comunque ottimo, lo speziato ed agrumato Butterfly.

Come produzioni particolari o rare direi un HG italiano ovvero il Farom, che amo molto nonostante non sia proprio un appassionato di Blanche e il nuovo “vecchio” Absinthe di Stefano, ovvero L’Italienne (tiratura limitata a 150 bottiglie, esaurite) che mi ha riportato indietro negli anni, non veniva prodotto da una decade almeno e appena aperta la bottiglia la memoria olfattiva mi ha riportato al passato; avevo bevuto questo assenzio solo “a scrocco” poiché non avevo mai avuto una bottiglia, ai tempi andava ordinato in Inghilterra e le spese di spedizione erano davvero troppo per le mie tasche, sempre piuttosto vuote.

Non mi dilungo su questo Absinthe perché avendo avuto una parte (piccina) nel progetto di resurrezione sarei poco obiettivo.

Come Pre-bando il mio preferito si lega direttamente al mio favorito d’oggi perché si tratta di un Edouard Pernod Couvet (ca. 1905) antenato del Jade Edouard. Ai tempi lo degustai a confronto con il suo clone moderno e l’esperienza fu quasi mistica, ahahahah!

Ho poi assaggiato un altro paio di pre bando, un Absinthe des Alpes (ca.1910) gradevole ma non confrontabile con l’Edouard, ed un Fritz Duval della cui autenticità nutro - e non solo io - forti dubbi, e dopo le note vicende dei falsi le perplessità si sono moltiplicate, fortuna che me lo avevano offerto, eheheh.

 

A: Preferisci solo Assenzio o degusti anche i cocktail a base di assenzio?

M: Faccio outing: non ho mai bevuto un cocktail a base Assenzio, niente Death in the afternoon, niente Sazerac, niente Tremblement de terre... niente, mi piace troppo da solo, è un mio limite come “esperto”. Un giorno rimedierò, sono ancora giovinetto per l’astemia.

 

A: Come se la storia dell’Assenzio non fosse già abbastanza travagliata è di recente entrata in vigore la OSS (”One-Shop Stop”), questo nuovo regime europeo che sostanzialmente rende molto difficile e dispendioso ai distributori di vendere fuori dal loro paese di provenienza tramite ecommerce. Considerato che l’Assenzio autentico è attualmente prodotto solo in nazioni estere e che non esiste un distributore italiano, è diventato ancora più difficile reperirlo. È questa volta la vera fine dell’Assenzio?

M: Questa norma è grottesca e paradossale...ma non credo che segni la fine dell’Absinthe, certo che è stato un duro colpo sia per i bevitori che per i produttori, ma la Fée Verte ne ha passate talmente tante che per prosciugarne le risorse ci vorrebbe ben altro.

Spero che la norma venga riveduta e che, magari, riparta davvero una distribuzione italiana, ci vorrebbe davvero. Ad oggi qualche sito estero ancora spedisce, probabilmente a suo rischio e pericolo, per ora ci rimane questa risorsa, poi vedremo.

 

 

Marco Tonarelli assenzio jade edouard neveA: Tu sei un “Puck dei Boschi” un escursionista, un esploratore delle montagne. In questi luoghi isolati, immersi nella natura, lontano da tutto e tutti, come si colloca la degustazione di un Assenzio?

M: Eh si, fra le mie attività di “dilettante professionista” c’è anche quella di “esperto” (rifuggo un po’ questo termine) di tecniche di permanenza in ambiente, nonché di raccoglitore di erbe spontanee, passo molto tempo nei boschi, anche organizzando giornate a tema, ho pure collaborato con un asilo nel bosco ma l’esperienza è finita anzitempo, lasciamo perdere.

L’Absinthe ogni tanto mi accompagna nelle mie peregrinazioni boschive, non sovente per questioni di peso nello zaino, ma qualche volta è piacevole sprofondare nei silenzi di un luogo remoto raggiunto magari dopo ore di cammino fuori-pista, tirare fuori fiaschetta e bicchiere e perdersi fra le pagine di un buon libro nel silenzio rumoroso del bosco avvolto in una nuvola verde.

Recentemente l’Edouard, sempre lui, mi ha accompagnato nella mia oramai rituale escursione durante la prima nevicata dell’anno (abito sulle Alpi piemontesi, da toscano in movimento…) e l’esperienza è stata davvero intensa: sotto una balma davanti al fuoco, fuori una forte nevicata ed io con il mio bicchiere a farmi compagnia, fantastico...Absinthe e grandi silenzi sono un connubio che andrebbe provato assolutamente, si tratti di montagna, mare, deserto...

 

A: Riguardo gli agli abbinamenti gastronomici, quali sono quelli più indicati?

Domanda difficile; premetto che non mangio carne e derivati animali da 22 anni, forse 23, quindi i miei abbinamenti saranno piuttosto personali.

Amo accompagnare le degustazioni con tartine salate o, ma qui entra in gioco un’altra delle mie passioni, con assaggi di pathé di peperoncini. Un Patè di’Habanero ed un’Assenzio floreale sono un bel viaggio di sapori.

Ovviamente ogni Absinthe ha le sue caratteristiche e si sposerà meglio con un alimento piuttosto che un altro, ad esempio i Blanche li associo spesso ai dolci, alla cioccolata.

 

A: Pensi che l’Assenzio sia destinato a rimanere tra degustatori di nicchia, tra uno stretto pubblico di appassionati oppure, se avesse una distribuzione maggiore, ognuno lo apprezzerebbe e lo sceglierebbe per una bevuta in sostituzione ad altri distillati più diffusi?

Difficile rispondere. Sicuramente una buona distribuzione e professionisti del settore lungimiranti, mi riferisco ai gestori dei locali, potrebbero aprire l’Absinthe ad un pubblico più ampio però non so se visti i ritmi della società nella quale viviamo molti vorranno ricavarsi del tempo da dedicare all’Assenzio e mi riferisco sia ai gestori dei locali sia ai consumatori, entrambi abituati alla consumazione veloce sia nella preparazione che nell’attesa della stessa.

Si è perso, generalmente, il piacere di degustare, la bevanda oramai è solo un contorno od un mezzo di “stono”, la preparazione di un bicchiere d’Absinthe come sappiamo richiede tempo e pazienza, due cose piuttosto demodé, e non so se molti avranno voglia di attendere la fine del louche mentre gli amici magari sono già al terzo o quarto shot; probabilmente molti non si avvederebbero nemmeno della bellezza antica del rituale di preparazione, non a caso negli anni 90 del secolo appena trascorso si inventarono l’aberrazione del metodo “bohemien”, tanto assurdo quanto abbastanza scenico soprattutto in un discopub praghese buio.

Comunque esistono locali che negli anni hanno creduto nell’Absinthe e che tutt’ora ci credono, un plauso a Gianluca, a Tonino... (rispettivamente il Palazzo delle Misture a Bassano del Grappa (Vicenza) e Cimiteria Horror Park ad Alba Adriatica (Teramo) ndr)

 

A: Concludiamo questa intervista marzullianamente: Marco, fatti una domanda e datti una risposta.

M: Mh, riuscirai finalmente, dopo anni, a morigerare il tuo consumo di Fée Verte o continuerai a dare dubbio spettacolo durante le bevute più o meno informali?

Assolutamente no! Se siamo tutti attori di un grande spettacolo il mio personaggio odorerà sempre d’Anice ed Artemisia.

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