Edouard Pernod Couvet Absinthe (1905 ca.) - Una leggenda inimitabile

DISTILLERIA: Edouard Pernod, Couvet, Svizzera.

GRADAZIONE ALCOLICA: 65% vol.

TIPOLOGIA: Vintage pre bando di qualità superiore.

GIUDIZIO: * * * * *

 

Il sample in oggetto appartiene a una bottiglia di Edouard Pernod dell’antica distilleria di Couvet (Svizzera, Val de Travers), ritrovata quasi per caso qui in Italia ed acquistata nel 2007 da Stefano Rossoni, poi aperta nell’agosto 2009.

 

PRESENTAZIONE

Pur non avendo sotto mano la bottiglia originale, credo che le foto siano più che sufficienti per promuovere a pieni voti la presentazione dell’Edouard: bottiglia non trasparente, tappo in sughero, etichetta semplicemente splendida e ben conservata. Una simile cura/riproposizione storica dei particolari si ritrova oggi praticamente solo negli Jade in generale e nell’Absinthe Edouard in particolare.

 

COLORE: 9

“Feuille morte” tipico dei migliori vintage, piacevolmente saturo ma assolutamente trasparente e a suo modo luminoso.

 

LOUCHE: 9,5

L’intorbidimento è decisamente naturale, regolare e piuttosto rapido e costante: come si può vedere dalle foto con poche gocce d’acqua iniziava già ad opacizzare. Alla fine risulta spesso e ben saturo, compatto e ben amalgamato. Non si ha l’impressione di “assenzio allungato con acqua + zucchero” (come può succedere a volte con l’Un Emile, Montmartre e Roquette), ma di un tutt’uno compatto e coerente, completamente opaco e piacevolmente lattiginoso con tinte marroncino-giallognolo-verdognole. Inizialmente, visto il louche decisamente spesso e cremoso ho pensato a una quantità di anice extra, ma l’assaggio non ha confermato questa impressione.

 

COLORE DOPO L’AGGIUNTA D’ACQUA: 9,5

Qui ho potuto assistere alla magia che a volte si verifica solo con i migliori vintage. Il marroncino scuro dato dalla clorofilla ultra invecchiata, con l’aggiunta d’acqua sembra rinascere come per incanto, per lasciar nuovamente spazio a una leggera nota giallognolo-verdina, come se l’acqua avesse risvegliato e dato nuova linfa alle erbe utilizzate per la colorazione a distanza di un secolo. Da notare che la leggerissima nota verde è continuata a venir fuori anche durante la degustazione. Wonderful.

 

ASSAGGIO: 58/60

Qui mi trovo un po’ in difficoltà nel cercare di trasmettere le sensazioni di assaggio a chi legge. Credo che solo le due persone in Italia che hanno avuto modo di fare questa straordinaria esperienza d’assaggio potranno capire fino in fondo.
Per prima cosa questo è uno dei migliori assenzi che abbia mai assaggiato (vintage compresi). Anzi, mi sbilancio, è senza dubbio il migliore in assoluto! Non assomiglia (neppure lontanamente) a NESSUN assenzio attualmente in produzione, Jade compresi.

Tanto per dare un’idea, una mia amica che ha avuto modo di confrontarlo alla replica Jade mi ha detto che c’è più differenza tra questo Edouard vintage e lo Jade Edouard che tra quest’ultimo e il Kirkhope verde :-O e non sarò certamente io a darle torto.
La cosa più sconvolgente di questo assenzio (chiaramente percettibile anche da parte di un neofita) è la caratteristica nota data dell’eccezionale alcool di vino utilizzato. Paolo ha parlato di una nota di “barrique” e davvero non saprei in che alto modo definire questa (chiara) sensazione: il respiro è davvero quello dei distillati più importanti e prestigiosi come il cognac. Detto in altre parole: qui non siamo nell’ambito del semplice (semplice?) aperitivo rinfrescante (come può essere il Guy), ma su un livello di complessità e di qualità ben maggiore. E’ una sensazione che non riesco a trovare in nessun assenzio contemporaneo e se proprio mi devo sforzare posso rintracciarla in minimissima parte nel Segarra 45 (e in un prototipo xxx che Paolo e Stefano conoscono..).

Quindi la prima sensazione/caratteristica è data dall’acquavite di eccelsa qualità, dall’invecchiamento in botte, prima ancora che in bottiglia – aspetto importantissimo oggi largamente trascurato, se escludiamo il già menzionato Segarra. E’ un alcool antico, morbido, dolce (verso la fine ho (an)notato sentori di miele) ricco, pastoso e piacevolmente vellutato senza mai risultare eccessivamente complesso e/o stucchevole. Subito dopo emerge chiaramente una magnifica artemisia absinthium Pontarlier-style (questo è forse l’elemento che più riesco a ritrovare nella migliore produzione attuale) che con la sua delicata nota amarognola controbilancia e si integra alla perfezione con quel mai troppo lodato alcool antico. L’anice (pur ben presente) è assolutamente discreto e si integra alla perfezione (e con discrezione) con gli altri ingredienti. A proposito di “integrazione”, un altro aspetto esemplare di questo Edouard è proprio il bilanciamento, la coerenza d’insieme e la compattezza: ogni ingrediente principale è tutto sommato abbastanza riconoscibile, ma non predomina e si integra alla perfezione con gli altri in un’armonia magica e antica. Rispetto al Penod Fils (se la memoria non mi inganna) è presente un carattere decisamente più floreale, dato presumibilmente da un issopo di qualità sopraffina.

Piuttosto spesso e cremoso al palato, saturo di sapori, compatto, ricco e complesso non arriva mai a stufare con una complessità non controllata fine a se stessa, cosa che ritrovo in alcuni assenzi moderni e in quasi tutti i pastis da trenta e oltre ingredienti.

 

Rispetto all’Edouard vintage di Pontarlier, che avevo confrontato con la replica moderna dell’Edouard

e che mi ero portato a Parigi

in questo Edouard Couvet ho notato (oltre a un gusto più saturo e convincente) anche una minor tendenza all’annacquamento. Sempre nell’Edouard Pontarlier (e nel Penod Fils) non avevo assolutamente notato la nota di barrique così spudoratamente caratterizzante.

 

COMPLESSO: 9,5

Oltre ad essere il miglior assenzio che abbia mai avuto la fortuna di assaggiare, rappresenta davvero un universo a parte. E’ vero che oggi, con molta fatica, è possibile trovare alcuni assenzi che riproducono abbastanza fedelmente il miglior protocollo dell’800, però siamo ancora ben lontani da questi livelli. A questo proposito ho avuto modo di confrontarlo con tutti i migliori absinthe moderni presenti sul mercato (Jade 1901, Edouard 72, Verte Suisse 65, Nouvelle Orleans 68, Belle Amie, Roquette 1797) ed è riuscito a battere tutti (parlo di differenze abbastanza eclatanti, non di sfumature impercettibili) senza troppi sforzi.

Come (quasi) sempre avviene in questi casi resto con un interrogativo che forse non troverà mai risposta: è migliorato così tanto per i pochi anni in botte e i tanti in bottiglia o già 100 anni fa avrebbe fatto a pezzi tutta la migliore produzione attuale?

 

TOTALE: 95/100

 

Note di assaggio: Come da mia abitudine/tradizione ho utilizzato mezza zolletta di zucchero (visto che non contiene zucchero e che nel periodo d’oro dell’assenzio veniva consumato con una o più zollette) e acqua Evian.
Un piccolo aneddoto/curiosità: credo che a tutti sia capitato di ritrovarsi un (bel?) po’ di zucchero sul fondo del bicchiere, alla fine della bevuta; a me succede quasi sempre, anche perché non ho l’abitudine di girare col cucchiaio lo zucchero non sciolto sul fondo del bicchiere (con un cucchiaio tipo feuille e bicchiere Pontarlier, l’operazione risulta oltretutto impossibile). Con mia grande sorpresa in questo Edouard vintage tutto lo zucchero si è sciolto naturalmente nella bevanda e non ha lasciato neppure il minimo residuo sul fondo del bicchiere.

 

PREGI:
– Presentazione
– Qualità a 360°
– Alcool di vino ultra invecchiato di qualità spudoratamente eccelsa
– Bilanciamento
– Complessità
– Spessore
– Louche
– Fascino inimitabile

 

LIMITI:
– Bottiglia rarissima
– Prezzo molto elevato (circa cinquanta volte superiore a quello dei migliori absinthe contemporanei)


Altre Recensioni/approfondimenti:

 

CENNI STORICI:

L’Edouard Pernod è sicuramente una delle distillerie più importanti del XIX secolo, aperta dal fratello (Edouard) di Louis Pernod, secondo proprietario della Pernod Fils, entrambi figli di Henri Louis Pernod, che aprì nel 1805 la prima distilleria d’assenzio dopo aver già distillato con il Maggiore Dubied assenzio in Svizzera a livello di commercio locale.

La Edouard Pernod aveva due distillerie “portanti”: la sede a Pontarlier (oggi trasformata nella stazione dei treni cittadina) e una a Couvet, in Val de Travers. Queste due distillerie producevano due assenzi di altissimo livello, praticamente con la stessa ricetta ma con gradazione alcolica differente (e forse qualche altra piccole sfumatura). Sempre L’Edouard Pernod aprì agli inizi del XX secolo una distilleria in Spagna, a Tarragona, in previsione della messa al bando in Francia. La distilleria spagnola prese il nome di Pernod S.A. e successivamente, dopo la fusione delle distillerie di famiglia Pernod (Pernod fils, Edouard Pernod e Legler Pernod e in seguito Jules Pernod, che tuttavia non apparteneva alla stessa famiglia delle precedenti) tornò il nome Pernod Fils. La produzione di Pernod fils spagnolo continuò fino agli anni ’60 del XX secolo, nonostante negli anni la ricetta si modificò di molto. [P.C.]



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